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Tav, in migliaia marciano contro

25/02/2012  Un lungo corteo (100 mila persone per gli organizzatori; 12 mila per la Questura) per chiedere al Governo di riconoscere l'inutilità della nuova linea. Timori per gli imminenti espropri

Un momento della marcia No Tav del 25 febbraio 2012. Foto Ansa.
Un momento della marcia No Tav del 25 febbraio 2012. Foto Ansa.

Quattro ore di marcia per un corteo lungo quattro chilometri con migliaia di manifestanti: 100 mila, per gli organizzatori, 12 mila seconda la Questura, circa 40 mila per molti osservatori indipendenti. In ogni caso tanta, tantissima gente, nel pomeriggio di sabato 25 febbraio, alla marcia contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lione, da Bussoleno a Susa.

Una manifestazione pacifica e colorata che ha smentito i timori della vigilia su possibili atti violenti, preceduta dal camioncino della Comunità Montana Valsusa e Val Sangone con, a bordo, i gonfaloni dei Comuni contrari all’opera (23 sui 43 del territorio). Quindi lo striscione degli “Amministratori della Valle di Susa” tenuto dai sindaci in fascia tricolore. Subito dopo la fiumana di gente; famiglie con bambini mescolate ai giovani dei centri sociali Askatasuna, agli anarchici, a militanti dei Verdi e di Rifondazione Comunista. Tanti i valsusini ma moltissimi anche i manifestanti provenienti da altre zone d’Italia e d’Europa. E poi i bambini che scandivano slogan come “Liberi e per crescere e giocare” , “Più trenini e meno trenoni”, “Siamo contro il treno cattivo”. Con qualche pennellata carnevalesca nel carro con una piovra e i pupazzi del premier Monti e dei ministri. 

Dietro, lo striscione degli “Amici e parenti No Tav” con le foto degli arrestati nell’operazione del 26 gennaio scorso.  Tra i manifestanti il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, il filosofo europarlamentare Gianni Vattimo. E poi migliaia di vessilli bianchi con il treno rossocrociato tra cui spiccavano numerose bandiere della Grecia, accompagnate da uno striscione: “La Tav non ci porta a Lione in tre ore ma ad Atene in cinque minuti”.

Gli argomenti della protesta di chi, in Valle di Susa, si oppone all’opera sono quelli di sempre: costi insostenibili (si parla di 20 miliardi di euro), impatto ambientale su una valle già pesantemente infrastrutturata (due statali, un’autostrada, una linea ferroviaria)  oltre ai  timori per l’effetto dei cantieri sulla salute pubblica con i rischi dell’amianto, dell’uranio e delle polveri sottili. Verso le 17 l’arrivo del corteo nella capitale di Re Cozio. Sul palco allestito davanti alla cattedrale di Susa, sono intervenuti il presidente della Comunità Montana Sandro Plano che ha polemizzato con i vertici del suo partito, il Pd, che vorrebbero espellere gli amministratori locali contrari alla Torino-Lione: “Io vengo da un partito, la Democrazia Cristiana – ha detto – in cui si tesseravano anche i morti. Qui invece vogliono cacciare i vivi. La nostra è anche una battaglia per la democrazia e per difendere il diritto al dissenso”.

Smentiti i timori della vigilia su possibili atti di violenza e archiviata la manifestazione di sabato, adesso l’attenzione si sposta nuovamente su Chiomonte, alla Maddalena, dove voci insistenti sostengono che nella notte tra lunedì e martedì potrebbero iniziare gli espropri dei terreni per l’allargamento del cantiere e per consentire il via ai lavori di scavo. “Non si tratterà di espropri – dice il leader dei No Tav Alberto Perino – ma di un’occupazione manu militari delle nostre terre”. Proprio a Chiomonte, un paio di anni fa, alcune centinaia di oppositori della Torino-Lione acquistarono un metro quadro di terra ciascuno allo scopo di rendere più difficoltosi gli espropri. Che cosa succederà martedì? “Probabilmente prevarrà la legge del più forte. Abbatteranno la baita che abbiamo costruito, e taglieranno gli alberi. Ma noi saremo lì, faremo resistenza passiva  e dovranno sgombrarci con la forza”. 

Sulla questione degli espropri sono pronti a intervenire anche gli avvocati del “legal team’ del Movimento No Tav che  impugneranno gli eventuali espropri dei terreni nella zona del cantiere per lo scavo del cunicolo esplorativo alla Maddalena di Chiomonte se questi verranno effettuati soltanto mediante un’ordinanza prefettizia. Ad annunciarlo sono gli stessi 25 legali che compongono il “legal team” e che, ieri pomeriggio hanno sfilato alla marcia No Tav lungo i sei chilometri che separano Bussoleno da Susa. “’Porteremo il provvedimento davanti al Tar del Piemonte -hanno detto gli avvocati - per violazione dell’art.2 del testo unico sulla pubblica sicurezza, in quanto non vi è alcuna urgenza e vi sono altri strumenti per provvedere a espropriare i terreni in maniera corretta”.

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