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martedì 30 maggio 2017
 
Le preoccupazioni della "Giovanni XXIII"
 

Se il legale del minore o dell'incapace stacca la spina

15/03/2017  La Comunità fondata da don Oreste Benzi a Rimini lancia un grido di allarme preventivo: «Con la legge sul fine vita in discussione in Parlamento il rappresentante legale del minore o della persona incapace potrebbe interrompere qualsiasi tipo di cura, anche l'idratazione e l'alimentazione»..

«Siamo fortemente preoccupati per la sorte di tante persone, tra cui numerosi bambini, con disabilità gravissima accolte nelle nostre case famiglia. Si tratta di persone che non possono esprimere in autonomia la loro volontà a causa del loro handicap. Con questa proposta di legge, il rappresentante legale del minore o della persona incapace potrebbe interrompere qualsiasi tipo di cura, anche l'idratazione e l'alimentazione, staccando la Peg o la Tracheo usati da molti di loro per vivere». Così Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, dà voce alle perplessità dei tanti papà e mamme che ogni giorno, nelle case famiglia dell’associazione fondata da don Oreste Benzi, si prendono cura di bambini e anziani affetti da disabilità fisica e psichica anche grave e gravissima a loro affidati.

 

Nel loro cuore sono figli e nonni veri, a tutti gli effetti. Vivono insieme ai loro figli biologici, che a loro volta li considerano nonni e fratelli. Ma per la legge, nella maggior parte dei casi, ognuno di loro ha un tutore che è estraneo alla casa famiglia stessa. Ecco il perché della preoccupazione espressa in un documento pubblicato sul sito della Papa Giovanni. Nel testo del disegno di legge sul fine vita "Norme in materia di consenso informato e disposizioni di trattamento anticipate", in questi giorni in discussione alla Camera, «si sancisce il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario e diagnostico senza specificare lo stato di salute del paziente». Non si fa riferimento infatti a patologie gravi o situazioni di malati terminali. A persone cioè che non siano in grado, per motivi diversi tra cui disabilità gravi e gravissime, di esprimere ed esercitare la propria volontà.

 

Nel disegno di legge, prosegue il documento, si prevede quindi la facoltà, da parte dello stesso rappresentante legale, di chiedere l’interruzione delle cure e di ricorrere in tal senso al Giudice tutelare, «mentre tale possibilità dovrebbe essere attribuita ai parenti, alla persona stabilmente convivente, ai responsabili dei servizi sanitari e sociali pubblici e privati che hanno in cura la persona». Bambini, soprattutto, ma anche adulti che hanno - ovviamente e giustamente in un Paese civile - un costo economico elevato per la società, ma che la Papa Giovanni considera una risorsa. «Noi li vediamo sorridere, sappiamo che sono felici», ci confidano, «ma altri potrebbero vedere le cose diversamente».

 

Non per niente don Oreste riconosceva che queste persone «erano gli scarti degli scarti», quelli che nessuno, ma proprio nessuno, era disposto ad accogliere. Di qui l’ appello del successore di don Benzi. «Le persone con disabilità gravissima che accogliamo hanno voglia di partecipare, di andare sulle alte vette, di vedere il mare, di incontrare un sorriso, desiderano avere qualcuno che si giochi la vita con loro», conclude Ramonda, «la sofferenza non è data dall'handicap o dalla malattia, ma dalla solitudine che si crea a causa di queste condizioni».

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