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mercoledì 26 aprile 2017
 
linguaggio e stereotipi
 

Trasatti: «Sulla disabilità troppi luoghi comuni»

26/05/2016  L'ex direttore dell'agenzia Redattore sociale Stefano Trasatti, esperto di comunicazione relativa ai temi sensibili, commenta la vicenda dello sconcertante annuncio postato su Facebook dalla responsabile del casting per una serie televisiva.

(Nella foto sopra: Stefano Trasatti, ex direttore responsabile dell'agenzia giornalistica Redattore sociale. Nella foto Reuters in copertina: l'attore Peter Dinklage, affetto da nanismo, che interpreta uno dei personaggi più popolari della serie Tv "Trono di spade")


Essere disabili non è tenero. Proprio mentre in Senato veniva discusso e approvato il Ddl sul "dopo di noi", che regolamenta l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, sul profilo Facebook della responsabile del casting di una produzione Tv, per una serie della Rai dal titolo Romanzo famigliare diretta da Francesca Archibugi, è comparso un annuncio a dir poco spiazzante:  si cercano varie figure di persone, dal ragazzo di origine araba a quello di robusta costituzione, fino ad arrivare al "ragazzo di 15/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza".

Immediate le reazioni di protesta e di indignazione. La Archibugi ha dichiarato di non saperne nulla e di provare vergogna per questo annuncio. La responsabile del casting è stata licenziata. Gianluca Nicoletti, giornalista e conduttore di radio e Tv, e suo figlio Tommy, affetto da autismo, hanno risposto lanciando un hashtag decisamente eloquente.

«Partiamo da una considerazione: bisogna sempre tenere presenti due livelli, quello privato e quello pubblico, che si distinguono per tipo di linguaggio», spiega Stefano Trasatti, ex direttore responsabile dell'agenzia giornalistica Redattore sociale - nata in senso alla Comunità di Capodarco - e coordinatore della rassegna cinematografica "Capodarco L'altro festival". «Faccio un esempio: nella Comunità di Capodarco, tra di noi e tra i disabili stessi vengono usate parole e definizioni molto dirette, non politicamente corrette. Ma questo non mette assolutamente in discussione la sensibilità che una realtà associativa come la nostra ha verso il linguaggio riferito alla disabilità. Quando si passa al piano pubblico, invece, bisogna stare molto attenti alle espressioni che si usano. Un episodio come quello avvenuto potrebbe essere il frutto di una scarsa attenzione al linguaggio e sottovalutazione del contesto».

Da tempo Redattore sociale, insieme all'Associazione Parsec, ha lanciato il progetto "Parlare civile" (www.parlarecivile.it),volto a fornire un aiuto pratico a giornalisti e comunicatori su come trattare con un linguaggio corretto temi sensibili, dalla disabilità all'immigrazione, dalle povertà alle religioni. «Molti ci criticano replicando che il politicamente corretto non serve e che non si possono pesare tutte le parole», osserva Trasatti. «Certo non bisogna essere talebani del linguaggio. Bisogna però tenere presente che nei contesti pubblici le parole contano, perché contribuiscono a creare un immaginario collettivo, possono offendere e discriminare. I cambiamenti di sensibilità devono essere seguiti e tenuti in conto, soprattutto da chi si occupa di comunicazione». 

Purtroppo ancora oggi la disabilità resta inchiodata a stereotipi e luoghi comuni. «Per essere preso in considerazione dal mondo della comunicazione, il disabile deve ancora rispondere a due criteri estremi: o essere un super-eroe, uno che ha compiuto qualcosa di straordinario, oppure suscitare pietà, compassione, quindi tenerezza, che è una variante della pietà. E da questi due estremi non ci si sposta. La normalità della disabilità non viene presa in considerazione. Certo, negli anni la sensibilità anche del cinema e della Tv è cresciuta. Ma in generale la situazione è ancora questa».
 
Dal 19 al 26 giugno a Capodarco di Fermo, nelle Marche, torna "Capodarco L'altro festival"(www.capodarcolaltrofestival.it), nel quale è inserito il premio "L'anello debole" (assegnato da dieci anni ai migliori video e audio cortometraggi focalizzati su tematiche a forte contenuto sociale e sulla sostenibilità ambientale). « La giuria interna della Comunità di Capodarco opera una selezione dei film e documentari che arrivano, giudicandoli sulla base di vari criteri che tengono in conto anche la presenza o meno di retorica, il pietismo, la stereotipizzazione. Alla giuria di qualità esterna spetta poi il giudizio dell'opera da un punto di vista tecnico-cinematografico. L'obiettivo del festival è raccontare il mondo con realismo, rigore, senza imprecisioni, senza pietismo e allarmismi, non negando i problemi ma presentandoli e argomentandoli con obiettività».  

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