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domenica 24 febbraio 2019
 
Sotto attacco
 

Troppi sindaci minacciati e sotto scorta

20/02/2016  Avviso Pubblico denuncia che nei primi 40 giorni del 2016 ci sono stati 30 atti intimidatori e minacciosi nei confronti di amministratori locali. Incendi, lettere anonime e aggressioni. Il sindaco di Reggio Emilio sotto scorta. Appello al Governo per mettere in atto tutte le misure di sicurezza possibili.

«Il 2016 è iniziato con un vero e proprio assedio nei confronti degli amministratori locali. In particolare al Sud e con cifre preoccupanti nel Nord-Est d’Italia. Siamo molto preoccupati e lo abbiamo denunciato in diverse sedi istituzionali e pubbliche», dichiara Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico.

«Le donne e gli uomini che amministrano pro-tempore le loro comunità avendo come punto di riferimento la Costituzione non possono e non devono essere lasciati soli», continua Montà. «Chiediamo al Governo di mettere in atto tutte le misure di sicurezza possibili e al Parlamento di esaminare e approvare rapidamente le proposte di legge avanzate dalla commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dalla senatrice Doris Lo Moro. Non è più accettabile questa serie di attacchi sempre più frequenti e pericolosi nei confronti degli amministratori locali e non è più tollerabile l’impunità di chi compie questi gesti vili e criminali. Chi sa parli, i cittadini denuncino alle autorità quello che hanno visto o sentito. Quando si colpisce un amministratore pubblico si colpisce un’intera comunità, un’istituzione, non una singola persona».


I casi di intimidazione e minaccia sono stati registrati in 9 regioni

“Alla sottovalutazione del fenomeno intimidatorio”, è scritto negli atti della Commissione d’inchiesta Parlamentare sul fenomeno delle intimidazioni nel confronti degli Amministratori locali (https://goo.gl/gNwtAE), “corrisponde un’inadeguata risposta del legislatore in termini di politica criminale e la più volte denunciata insufficienza degli strumenti di prevenzione e di repressione attualmente utilizzabili”. Nella documentazione parlamentare si evidenzia come “la mancanza di una disciplina penale ad hoc che, cogliendo la necessità di rendere possibile l’utilizzo di mezzi di ricerca della prova, come le intercettazioni telefoniche e/o ambientali, e il particolare disvalore degli atti di intimidazione, consenta di sanzionarli adeguatamente rispondendo all’esigenza di tutela proveniente dagli amministratori locali”.

Dal 1° gennaio al 7 febbraio, Avviso Pubblico ha censito 30 atti intimidatori e minacciosi nei confronti di amministratori locali. In particolare, nel 37% dei casi le intimidazioni sono state nei confronti dei sindaci, nel 16% dei casi nei confronti di assessori; nel 12,5% dei casi nei confronti sia di attivisti politici che di personale della pubblica amministrazione. In due casi sono finiti nel mirino due ex sindaci e, in altri due, un consigliere regionale e un parente stretto di un sindaco.

Un quadro impressionante: al Sud la maggioranza delle intimidazioni con la Calabria sempre nel mirino. Aumento anche i casi nel Veneto. I casi di intimidazione e minaccia sono stati registrati in 9 regioni, 17 province e 25 comuni. Il 70% degli episodi si registra al Sud; 27% al Nord; 3% al Centro.

In particolare, a livello regionale, le minacce e le intimidazioni avvengono per il 30% in Calabria – soprattutto nel reggino – 17% in Puglia (nel barese e nel brindisino), Sicilia e Veneto, regione quest’ultima nella quale sono stati accertati 5 atti intimidatori (di cui 3 in provincia di Padova); 7% in Lombardia; 3% in Emilia Romagna, Campania, Lazio, Sardegna.

Ma quali sono gli strumenti più utilizzati per intimorire gli amministratori locali? Nel 50% dei casi si è fatto ricorso all’incendio, mentre nel 39% dei casi sono state utilizzate lettere anonime contenenti minacce e, nel 7% dei casi, si sono registrate aggressioni fisiche e verbali. L’incendio è stato utilizzato nel Mezzogiorno, mentre nel Centro-nord si è fatto principalmente ricorso alle lettere anonime e, in tre casi – nei confronti del Sindaco di Civitavecchia, di Calcinato (Bs) e di Erba (Co) – anche all’aggressione fisica e verbale.

Esaminando la tipologia di incendi si registra che nel 70% dei casi sono state bruciate auto di proprietà personali, nel 15% strutture comunali e per un altro 15% case di proprietà personali. A fuoco sono andati anche mezzi comunali come scuolabus e autocompattatori per la raccolta di rifiuti.

Alcuni amministratori locali subiscono, anche in un arco temporale limitato, minacce per più di una volta. In Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia sono stati colpiti, in modo diretto o indiretto, amministratori già intimiditi nel passato. È il caso del consigliere regionale calabrese Arturo Bova, già Sindaco di Amaroni (Cz); di Salvatore Fuda, Sindaco di Gioiosa Jonica (Rc); di Carmine Brandi, Sindaco di Carovigno (Br); di Pietro Ortu, già Sindaco di Oristano e di Pasquale Amato, sindaco di Palma di Montechiaro (Ag).

Alcuni sindaci hanno poi dovuto abituarsi ad avere una scorta che li protegga da episodi di intimidazioni. A Reggio Emilia, ai primi di febbraio, il sindaco Luca Vecchi è stato il destinatario di una lettera scritta da un imprenditore calabrese arrestato e imputato nel processo Aemilia. La lettera è stata consegnata dal legale dell’imputato che l’ha portata alla redazione di un giornale locale. Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha considerato di natura minacciosa la missiva ed ha deliberato di assegnare una vigilanza rafforzata al sindaco, il quale ha dichiarato: “Una persona che scrive dal carcere, a cui l'Amministrazione comunale – è bene che lo si ricordi ogni volta ‒ ha sequestrato beni ingentissimi, affrontando la battaglia nei tribunali e vincendola.  Gettare ombre, fare illazioni, travisare la realtà, infangare e discreditare per isolare l'avversario e poterlo poi colpire indisturbati è il metodo classico, tristemente noto della mafia. Questo, a mio avviso, è il senso e l'obiettivo di quella lettera. Un'azione che vuole confondere e colpire una comunità e un'amministrazione pubblica che hanno sequestrato beni illeciti, che si costituiscono parte civile al processo Aemilia, che firmano un Protocollo di legalità rigidissimo con la Prefettura, che lavorano alle White list provinciali e firmano la Carta di Avviso Pubblico, per citare alcuni fatti. Questa vicenda non è “personale”, come vorrebbe che venisse raccontata l'imputato che mi minaccia, ma abbraccia una questione che ha a che vedere con la reazione 'collettiva' a queste dinamiche”. 


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