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lunedì 21 agosto 2017
 
Cambio di strategia
 

Israele e Palestina, Trump: pace sì, ma anche senza due Stati

16/02/2017  Nell'incontro con il premier Netanyahu, il presidente americano auspica si possa raggiungere un accordo tra israeliani e palestinesi, ma non necessariamente basato sulla soluzione dei due Stati, fin qui perseguita da suoi predecessori, anche dal repubblicano Bush.

In pochi secondi, usando un linguaggio non molto diverso da quello che avrebbe usato un bambino delle elementari, Donald Trump capovolge la linea seguita per decenni dalla politica americana in Medio Oriente. Nell’incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca (i tempi della freddezza di Obama sono finiti), Trump mette in soffitta la dottrina della pace garantita da due Stati sovrani e indipendenti, Israele e la Palestina. A proposito della soluzione migliore per la pace, Trump si è espresso con queste parole: “Sarò felice della soluzione che piacerà a entrambe le parti. Per un po’ ho pensato che quella dei due Stati fosse la più facile, ma onestamente se Bibi e i palestinesi, se Israele e i palestinesi sono contenti, sarò contento di quella che preferiscono”.

 

In sostanza, per Trump conta arrivare alla pace, ma non necessariamente per la soluzione dei due Stati. “Gli Stati Uniti”, ha detto Trump, “incoraggeranno un grande accordo di pace fra Israele e i palestinesi. Ci lavoreremo con grande diligenza”. Rivolgendosi a Netanyahu, Trump ha aggiunto che, come accade in ogni negoziato, “entrambe le parti dovranno fare compromessi, vero?”. Il riferimento è agli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania, il tema che Netanyahu può mettere sul tavolo del negoziato con i palestinesi per fare eventuali concessioni alla controparte. Trump ieri ha detto che vorrebbe uno stop agli insediamenti, almeno “per un po’ “.

 

Circa l’intenzione di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, Trump è rimasto nel vago: “ Ci stiamo pensando con grande attenzione, credetemi. Vedremo che cosa succede”. Da parte sua, Netanyahu ha posto due condizioni per giungere a “un accordo di sostanza”. Primo: i palestinesi devono riconoscere lo Stato d’Israele e smettere di invocarne la distruzione. Secondo: Israele deve mantenere la sicurezza prioritaria sull’intera area a ovest del fiume Giordano. La soluzione dei due Stati è sempre stata incoraggiata, oltre che dagli Stati Uniti fino ad Obama, dalle Nazioni Unite, dalla Lega Araba, dall’Unione Europea e dalla Russia. Antonio Guterres, il Segretario generale dell’ONU, che mercoledì era in visita al Cairo, ha dichiarato che “deve essere fatto tutto il possibile per garantire la soluzione dei due Stati in Medio Oriente”.

 

Il primo presidente americano a sostenere apertamente la soluzione dei due Stati fu Bill Clinton nel gennaio del 2001, a sole due settimana dalla scadenza del suo mandato. In seguito, sia Bush che Obama hanno ribadito la stessa linea. Ora Trump, ispirato dal suo consigliere per il Medio Oriente Jared Kushner (il marito della figlia Ivanka) spera si possa arrivare a un accordo di pace grazie al coinvolgimento di quei Paesi arabi che condividono la linea anti Iran di Trump e di Netanyahu. Finora Trump, invece, non ha avuto contati diretti con i dirigenti palestinesi. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, il direttore della CIA Mike Pompeo martedì avrebbe incontrato a Ramallah il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas.

 

Da parte palestinese, di ribadisce la soluzione dei due Stati. Saeb Erekat, segretario generale dell’Olp, pensa che Israele “rifiuta uno Stato democratico e secolare dove ebrei, musulmani e cristiani possono vivere in condizione di eguaglianza”. Per Hanan Ashrawi, un alto dirigente dell’OLP, dire addio alla soluzione dei due Stati significa la distruzione di ogni speranza di pace.

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