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Tutte le candidature agli Oscar

24/01/2018  Ben 13 le nomination per "La forma dell'acqua" di Guillermo del Toro, e quattro per il film italiano di Luca Guadagnino "Chiamami col tuo nome". Tra gli altri candidati come miglior film "Dunkirk", "L'ora più buia" e "Tre manifesti a Ebbing , Missouri". La cerimonia di premiazione il 4 marzo

Guillermo del Toro
Guillermo del Toro

Ben tredici nomination per il  film di Guillermo del Toro La forma dell’acqua, una favola fantasy sull'amore e la diversità, già premiata con il Leone d'oro a Venezia. E quattro nomination all’italiano Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. Sono questi gli esiti più clamorosi delle le candidature della 90/ma edizione degli Oscar. La premiazione si svolgerà il 4 marzo a Los Angeles. 

MIGLIOR FILM: Chiamami col tuo nome, L'ora più buia, Dunkirk, Scappa - Get out Lady Bird, Il Filo Nascosto, The Post, La Forma dell'acqua,  Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.
MIGLIORE REGIA: Christopher Nolan per Dunkirk, Jordan Peele per Scappa - Get Out, Greta Gerwig per Lady Bird, Paul Thomas Anderson per Il Filo nascosto, Guillermo Del Toro per La Forma dell'acqua.
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Timothèe Chalamet per Chiamami col tuo nome, Daniel Day-Lewis per Il Filo Nascosto, Daniel Kaluuya per Scappa - Get Out, Gary Oldman per L'ora più buia, Denzel Washington per Roman J. Israel, Esq.
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: Sally Hawkins per La Forma dell'Acqua, Frances McDormand per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, Margot Robbie per I, Tonya, Saoirse Ronan per Lady Bird, Meryl Streep per The Post.
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Willem Dafoe per Un sogno chiamato Florida, Woody Harrelson per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, Richard Jenkins per La Forma dell'Acqua, Christopher Plummer per Tutti i soldi del mondo, Sam Rockwell per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Mary J. Blige per Mudbound Allison Janney per I, Tonya, Lesley Manville per Il Filo Nascosto, Laurie Metcalf per Lady Bird, Octavia Spencer per La forma dell'acqua.
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE: The Boss Baby di Tom McGrath e Ramsey Naito, The Breadwinner di Nora Twomey e Anthony Leo, Coco di Lee Unkrich e Darla K. Anderson, Ferdinand di Carlos Saldanha Loving, Vincent di Dorota Kobiela, Hugh Welchman and Ivan Mactaggart
MIGLIOR FILM DI LINGUA NON INGLESE: Una donna fantastica (Cile), L'insulto (Libano) Loveless (Russia), Corpo e anima (Ungheria), The Square (Svezia).
MIGLIOR FILM DOCUMENTARIO: Abacus: Small Enough to Jail di Steve James, Mark Mitten e Julie Goldman, Faces Places di Agnès Varda, JR e Rosalie, Varda Icarus di Bryan Fogel e Dan Cogan, Last Men in Aleppo di Feras Fayyad, Kareem Abeed e S›ren Steen Jespersen, Strong Island di Yance Ford e Joslyn Barnes. 
 

«13 è un bel numero d'ora in avanti», ha dichiarato Guillermo del Toro «ed è successo al mio miglior film, un film che amo. È un bel club a cui appartenere». Lui personalmente di quelle 13 candidature, ne ha ottenute tre: miglior film, migliore sceneggiatura originale e miglior regista. «È stato un lungo viaggio. Ora, con il senno di poi, è facile dire me l'aspettavo, ma inizialmente quando fai un film come questo, o come Il labirinto del Fauno, per esempio, film con una così delicata alchimia, non è facile anticipare come andrà a finire. Può andare in tutte le maniere, è uno sport di contatto il nostro. Ti può andare benissimo o può rovinarti tutto addosso. Se c'è una cosa che ho imparato, nel quarto di secolo impiegato a fare questo mestiere, è che non esiste una scommessa dalla vittoria certa, quando fai un film».

Ha i tempi lunghi della nascita di una grande storia d'amore, tra ammiccamenti, suggestioni, attese e delusioni, sensualità e paganesimo, l'ultimo film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome, in sala dall'8 febbraio con la Warner Bros e che ha appena ottenuto quattro nomination agli Oscar 2018: miglior film, attore protagonista, Timothèe Chalamet, sceneggiatura non originale (adattata da James Ivory) e canzone originale (Sufjan Stevens - Mistery of love). Il film, già passato al Festival di Berlino e al Sundance, è una delicata storia gay, o meglio, una deriva gay tra due persone, colte e raffinate, aperte ad ogni esperienza. Siamo nel 1983 a Crema, nella villa circondata dal verde di un poliglotta professore d'arte classica di origine ebraica, Lyle Perlman (Michael Stuhlbarg). Qui, in un'estate particolarmente calda, nasce il rapporto di amicizia, e poi d'amore, tra Elio (Timothèe Chalamet) e Oliver (Armie Hammer). Il primo è il diciassettenne figlio del professore, pianista di talento e curioso di tutto (legge da Eraclito ad Heidegger), mentre Oliver è uno studente ventiquattrenne alle prese con una tesi di post dottorato, ospite per sei settimane nella villa di Lyle. Tra i due tutta una serie di 'avvicinamentì all'amore tra antipatie, screzi ed imbarazzi, con sullo sfondo quella cultura classica pagana dove i confini della sessualità, maschile e femminile, sono sfumati (centrali nel film i commenti sulla statua di un pugile di Prassitele in cui si fondono armoniosamente muscoli e rotondità). Scritto insieme a James Ivory e Walter Fasano, e tratto dall'omonimo romanzo di Andrè Aciman, il film, come ha riconosciuto lo stesso Guadagnino, «ha lo spirito di Jean Renoir: Una gita in campagna resta uno dei miei film preferiti, ma c'è anche lo spirito di Bertolucci». In Chiamami col tuo nome anche immagini tv di Beppe Grillo che prende in giro Bettino Craxi alle prese con il governo pentapartito, ma nessuna scena di sesso esplicito. 

Sul numero di Famiglia Cristiana della prossima settimana un ampio servizio con interviste a Meryl Streep e Tom Hanks, protagonisti del film The Post di Steven Spielberg. Per la sua interpretazione la Streep ha ricevuto la ventunesima candidatura  come miglior attrice protagonista. Candidatura anche nella categoria Miglior film.

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