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martedì 22 ottobre 2019
 
 

Ue: se 40 mila sembran tanti

28/05/2015  L'Unione Europea, che ha 500 milioni di abitanti, si divide su 40 mila migranti da distribuire nei diversi Paesi. La posizione dell'Italia.

Il commissario europeo alle Migrazioni Avramopulos (Reuters).
Il commissario europeo alle Migrazioni Avramopulos (Reuters).

Più il piano dell'Unione Europea per l'emergenza migranti si precisa, più aumentano i Paesi che gli fanno la fronda. Ieri è arrivata la proposta per redistribuzione dei 40 mila richiedenti asilo (24 mila dall'Italia, 16 mila dalla Grecia) negli altri Paesi Ue e i mugugni sono cresciuti rispetto a qualche giorno fa, quando certo non mancavano. 40 mila persone da distribuire in un'Unione che conta 500 milioni di abitanti sono un'inezia, nemmeno uno sforzo, crisi economica o no; e 24 mila persone dall'Italia, che l'anno scorso ne ha tolte dalle onde quasi 170 mila, sono un sollievo e poco più.

Però è un segnale politico. Diciamo pure un precedente  (ciò che passa oggi in misura ridotta potrebbe passare domani in dimensioni più ampie...) che molti faticano a digerire. Una decina di Paesi (Ungheria, Regno Unito, i Baltici, la Repubblica Ceca, in generale i nordici) è decisamente contraria o molto scettica, altri ( Francia, Spagna, Lussemburgo) sono titubanti. Anche se resta inteso che i "migranti economici" saranno rispediti indietro se irregolari e che l'Italia accetterà un rafforzamento dei controlli (soprattutto, la registrazione delle impronte) e si farà "monitorare", nell'attività di controllo, dalle ispezione della Ue.

La redistribuzione dei richiedenti asilo (il termine tecnico, chissà perché, è resettlement) è però la base di tutto il piano europeo, che non prevede operazioni militari in terra libica (l'ha più volte escluso la Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza) né il bombardamento dei barconi (escluso, anche qui più volte, dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon). si tratta, quindi, di agire sulle cause dell'emigrazione con mezzi economici (interventi di aiuto allo sviluppo nei Paesi africani di partenza) e sulle reti dei trafficanti di essere umani con mezzi di polizia e di intelligence.

Prima che questi interventi producano effetti consistenti, però, passerà del tempo. E in questo tempo continueranno ad arrivare migranti. Che andranno, appunto, accolti, identificati e in parte (i richiedenti asilo) smistati. Su questo l'Europa a trazione nordica continua a dividersi.

 
 
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