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martedì 22 maggio 2018
 
 

Lo Stato ha un record: la vecchiaia

03/04/2014  L’età media degli oltre 3 milioni di pubblici dipendenti è di 48 anni e supera di molto quella dei partner europei. E’ la scuola il comparto più maturo, nell’esercito i dipendenti più giovani.

La Pa italiana è malata. Di senescenza precoce. Invecchia di anno in anno e fatica a rinnovarsi per effetto  dello stop alle assunzioni (in gergo blocco del turn over). E ha dietro un “grande vecchio” (il legislatore)  che allunga gli anni di servizio dei suoi dipendenti (vedi alle voci Fornero e pensioni).  Il risultato è che tra i corridoi di Ministeri, Regioni, ospedali e  scuole, su un totale di 3,3 milioni di dipendenti sparsi in 1.867 istituzioni  i trentenni  sono appena il 10% circa a fronte del 28% della Francia e del 25% della Gran Bretagna. Coerentemente, il  nostro Paese ha il record di over 50%: il 44% (contro il 29% e il 37%). Provate a farci caso, da ora in avanti, entrando in un ambulatorio o all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

Di certo non sono stati anni facili per i travet di Stato. Pur se dotati di buona istruzione (un terzo possiede la laurea) sono stati  sottoposti a falcidie continua (dal 2001 sono calati del 4,7%) e il loro contratto è stato reso flessibile, come un acciaio battuto dal ferro impietoso della spending review. La dieta ha avuto l’effetto di una diga che ha stretto a monte gli ingressi e allargato a valle gli esodi. E ha prodotto un impressionante innalzamento dell’età media negli ultimi 15  anni. Nel 2001 era di 44 anni, è salita a 46 nel 2005 per arrivare a quota 48,2 del 2010 (dati Eurispes e Uil).

Il comparto più maturo (51,7 anni l’età media) è la scuola dove più che altrove si è potato e precarizzato. Il risultato, proprio negli anni della rivoluzione digitale, è stata una cattedra che vista dai banchi appare sempre più lontana e sfocata, con docenti e discenti separati da tablet e smartphone, linguaggi e saperi che si incrociano  sempre meno dentro l’aula.  

Diversa la situazione nel comparto forze dell’ordine (da intendersi in senso lato). Qui, anche per ovvi motivi di “prestazione”, l’età non è un optional ma un asset del dipendente. Tra i vigili del fuoco la media si abbassa di quasi un lustro (44 anni) per abbassarsi ancora tra gli agenti di Polizia (41,8). Mentre è all’esercito che va il record di gioventù: tra soldati e parà si va sotto i 40 (38,7 per l’esattezza). Insomma, si invecchia un po’ meno dietro i fucili che davanti alla lavagna.

L’onda lunga di tutto ciò, tra allungamento dell’età e blocco delle assunzioni, è un dato insospettabile. Spulciando tra le statistiche, a valle appunto di tutta l’opera di dimagramento imposta dai vincoli di bilancio negli ultimi anni, si scopre infatti che è la Lombardia ad avere il “giro vita” più largo. A sorpresa gli impiegati padani dello Stato spa sono quasi 410 mila, seguiti dal Lazio che ospita Roma ladrona e dalla Campania. Nelle tre regioni intese non in  senso amministrativo, ma territoriale lavora circa un terzo del totale dei dipendenti pubblici.  Almeno in questo, nel dogma del posto pubblico, il Paese sembra restare da Nord a Sud pervicacemente, ostinatamente, indissolubilmente unito.

 
 
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