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Un calvario senza fine per la cristiana Asia Bibi

17/11/2016  Accusata di blasfemia e condannata a morte, Asia Bibi attende da sette anni il giudizio della Corte suprema che può evitarle l’esecuzione. Ma il mese scorso i giudici hanno deciso di non decidere, rinviando la sentenza definitiva. Le pressioni degli estremisti islamici

Vorrei ricordare un caso dimenticato, forse perché non fa più notizia in questo momento. Riguarda la pakistana Asia Bibi, donna cristiana e madre di cinque figli, in carcere dal giugno 2009, in una «cella senza finestre», come scriveva in una sua famosa lettera. Nei due precedenti processi le era stata confermata la pena di morte. Il suo delitto? Aver bevuto, mentre lavorava nei campi sotto un sole torrido, acqua di un pozzo con un bicchiere usato da donne musulmane. Nella discussione che ne è nata per aver “contaminato l’acqua”, avrebbe offeso il profeta Maometto. Messa in carcere, le era stata offerta la libertà se si fosse convertita all’islam, ma lei ha rifiutato.
Il 14 ottobre scorso c’è stata una terza udienza, che avrebbe dovuto essere l’ultima, per decidere la sorte di Asia Bibi. Ma i giudici non hanno avuto il coraggio necessario per trovare una soluzione, rinviando tutto a data da destinarsi. Intanto lei resta in prigione. Le gravi minacce da parte del radicalismo islamico e dei suoi imam pare abbiano avuto successo. Questi avevano avvertito che ci sarebbero state “serie conseguenze”, sia per i suoi difensori sia per l’imputata stessa, se ci fosse stata una sentenza di assoluzione. In casi simili, dei giudici chiamati a decidere su reati di blasfemia sono stati assassinati. Altri rischiano la vita ogni giorno pur di garantire l’amministrazione corretta della giustizia. Speriamo che nel processo ad Asia Bibi si arrivi a una sentenza che non sia condizionata dalla paura delle minacce dei radicali islamici. E che poi sia garantita a lei, ai suoi avvocati e ai familiari la protezione necessaria per continuare a vivere. Mi piacerebbe che i mass media, specialmente quelli cattolici, si interessassero ancora di questo caso.

ROMANO D. 

Nel mondo c’è una vera e propria persecuzione nei confronti dei cristiani, che passa nel silenzio e nell’indifferenza generale. I casi di credenti presi di mira da miliziani islamici si moltiplicano in Paesi come il Sudan, la Nigeria, il Mali, la Somalia, l’Egitto, l’Eritrea, il Pakistan. Ma l’elenco è ancora più lungo. Gli attacchi alle chiese e alle persone provocano distruzioni e morti, generano paura e terrore, costringendo le minoranze cattoliche a fuggire dalle proprie terre abitate da secoli per cercare salvezza altrove. Testimoniare la fede è sempre più a rischio della vita. C’è un “genocidio” senza precedenti delle comunità cristiane in Medio Oriente, anche se questo termine non piace a papa Francesco. Lo ritiene riduttivo rispetto alla parola “martirio”, che è più adatta a quanto avviene sempre più spesso in tanti Paesi arabi e in Africa.
In un’omelia a Santa Marta, nella memoria dei santi protomartiri della Chiesa romana, papa Francesco ha ricordato che «oggi ci sono tanti martiri, tanti cristiani perseguitati. Pensiamo al Medio Oriente, cristiani che devono fuggire dalle persecuzioni, cristiani uccisi dai persecutori». E ha aggiunto: «Oggi ci sono più testimoni, più martiri nella Chiesa che nei primi secoli... Pensiamo a questi nostri fratelli che vivono perseguitati, che soffrono e che con il loro sangue fanno crescere il seme di tante chiese che nascono».
Asia Bibi, la mamma pakistana ingiustamente accusata di blasfemia e condannata a morte, è diventato un caso simbolo, l’icona della persecuzione dei cristiani nel mondo. Da sette anni vive un terribile calvario, sospesa tra vita e morte. Sperava che l’udienza del mese scorso fosse quella risolutiva per lei, dopo due condanne a morte. Ma i giudici della Corte di Islamabad hanno deciso di non decidere, lasciando lei in prigione e i suoi familiari (marito e cinque Œgli) in difŒficoltà e nella massima indigenza, nonostante l’assistenza che fornisce loro una Fondazione, che si fa carico di tutte le spese, da quelle legali al sostentamento economico, dall’istruzione dei Œfigli alla loro stessa sicurezza. Da parte sua, Asia Bibi sopporta la lunga e terribile attesa dietro le sbarre con la forza della fede e l’aiuto della preghiera. Sulla sua pelle si sta giocando un duro confronto con il radicalismo islamico, per porre fiŒne o modiŒcare un’assurda legge che miete vittime per una semplice e spesso infondata accusa di vilipendio all’islam, al Corano o al profeta Maometto.
Nel novanta per cento dei casi, come sostiene un legale, colpisce persone accusate falsamente, per i motivi più disparati, magari per liti private, senza alcun riferimento alla religione. Tra coloro che più si sono esposti per annullare la legge sulla blasfemia ricordiamo il ministro cattolico per le Minoranze Shahbaz Bhatti, che ha difeso con coraggio Asia Bibi e che ha pagato con la vita questo suo impegno. Nel suo testamento spirituale ha lasciato scritto: «Fin da bambino le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ascoltai un sermone sul sacrifiŒcio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo Paese islamico»

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Il Papa all'udienza con gli sbandieratori di Arezzo, poi l'incontro con i familiari di Asia Bibi
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