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domenica 18 febbraio 2018
 
Unioni gay
 

Un sindaco applica la legge, non la calpesta

07/11/2014 

Durante la trasmissione Che tempo che fa di sabato 18 ottobre c’è stato un collegamento con il sindaco di Roma Ignazio Marino il quale, riferendosi alla celebrazione delle unioni gay, ha affermato: «Oggi è stata la festa della normalità ». Ovviamente, dallo studio di Rai 3 Fazio e Gramellini non hanno esitato a dare ragione al sindaco di Roma. A quel punto, rivolta a mio marito, ho esclamato: «Vuoi vedere che, d’ora in avanti, i nostri trent’otto anni di matrimonio e la nascita di tre figli saranno una cosa anormale nella società italiana? ». La confusione aumenta e le certezze diminuiscono.


UNA LETTRICE – Treviso

Sulla “scelta di campo” del sindaco di Roma, Ignazio Marino, s’è già scritto tanto. Ognuno è libero di pensarla come meglio crede, e di portare avanti le proprie battaglie con le “armi” più opportune. Ma quando si hanno responsabilità istituzionali non si possono impunemente violare le leggi, dando così un pessimo esempio ai cittadini. Giustamente Francesco Belletti, presidente del Forum delle famiglie, ha scritto: «Una cosa è apparsa di un’incoerenza assoluta: la fascia tricolore durante la “cerimonia di disobbedienza”. Se il sindaco indossa la fascia tricolore afferma con ciò stesso d’essere un pubblico ufficiale, tenuto per questo ad applicare la legge, non a calpestarla. Ma la legge italiana, quella coperta dal tricolore, gli impediva di effettuare questa trascrizione. Si può essere “pubblici ufficiali” a corrente alternata, scegliendo quali leggi violare? Quello che un Comune non può fare è intervenire su un tema così delicato, come l’identità giuridica della famiglia, già esplicitamente regolato dalla legge nazionale».

 
 
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