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domenica 23 settembre 2018
 
politica
 

Un voto nell'incertezza

04/03/2018  La parola agli elettori. ma sarà difficile conoscere subito chi ci governerà dopo aver appreso l'esito del voto. Dalle larghe intese al governo del Presidente, gli scenari possibili.

Dopo una campagna elettorale incerta e confusa la parola va agli elettori. Ma è difficile che gli italiani sappiano chi li governerà una volta appreso l’esito del loro voto, al termine delle immancabili maratone elettorali che ci apprestiamo a seguire. Lo scenario politico, grazie a una legge elettorale sostanzialmente proporzionale (per due terzi) è quello di tre blocchi apparentemente inconciliabili: I Cinque Stelle, il Centrodestra di Salvini Berlusconi e Meloni e il Centrosinistra di Renzi e Grasso. Difficile che uno di questi tre blocchi superi il 40 per cento, soglia per la quale scatta il premio della maggioranza e quindi della governabilità.
E allora? E allora ecco delinearsi un governo della “Larghe intese”, un accordo di tutti i partiti per uscire dalle secche dell’ingovernabilità e favorire la ripresa del Paese (gli ultimi dati macroeconomici sono incoraggianti).

Per il resto, si possono solo fare ipotesi, non sapendo come voteranno quei quattro milioni di elettori ancora incerti che decideranno cosa votare nel tragitto tra casa e i seggi. Si è molto parlato della tradizione di un Patto del Nazareno con un’alleanza tra Renzi e un Berlusconi capace di slegarsi dalla coalizione di Centrodestra. Entrambi i leader dei due partiti hanno sempre smentito un accordo di questo genere ma in politica l’ultima parola non esiste. Non si può nemmeno escludere un’alleanza tra i Cinque Stelle e il Centrodestra (ma chi deterrà il ruolo di premier?) o ancora tra i grillini e il Centrosinistra (anche se in campagna elettorale il movimento di Grillo e Di Maio ha sempre ostinatamente rivendicato la propria solitudine anti-sistema).

Un’ultima ipotesi, in questo scenario di ingovernabilità, è quella di un governo del Presidente, un governo di scopo molto simile al governo Monti del 2011, capace di raggiungere determinati obiettivi e superare l’impasse economica e finanziaria, scelto da Mattarella e poi sottoposto alal fiducia del Parlamento, magari affidato a Paolo Gentiloni, politico che riscuote grande fiducia al Colle e su cui vi è una piena intesa sugli obiettivi programmatici.
Resta l’ultima ipotesi, quella di un ritorno alle urne. Ma più che un’ipotesi, è un incubo.
 

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