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giovedì 23 marzo 2017
 
 

Il Papa chiude il Sinodo: una Chiesa che cura le ferite dei bisognosi

18/10/2014  Il Papa chiude il Sinodo con un discorso all'Assemblea. Invita i padri sinodali a spalancare le porte della Chiesa,a nutrire il gregge e dice: "possiamo tutti entrare nel cuore del Vangelo e seguire Gesù nella nostra vita"

Un applauso di cinque minuti ha accolto le parole di papa Francesco al termine del Sinodo. Un discorso alto, che ha fatto il punto dell situazione e ha ribadito la linea di Francesco, del Papa che è «custode dell'unità della Chiesa». Una linea che incoraggia ancora verso il camminare insieme, anche da posizioni differenti. Un cammino nel quale, «ci sono stati momenti di corsa veloce» e «altri momenti di affaticamento», «altri momenti di entusiasmo e di ardore. Ci sono stati momenti di profonda consolazione ascoltando la testimonianza dei pastori veri che portano nel cuore saggiamente le gioie e le lacrime dei loro fedeli».

Nel discorso ai padri sinodali il Papa ha parlato anche delle tentazioni che hanno segnato i lavori. A rileggerle sembra quasi di risentire le parole che in questi giorni il Papa ha pronunciato nell eomelie a Santa Marta. Francesco infatti parla del Dio delle sorprese e della «tentazione dell'irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti - oggi- “tradizionalisti” e anche degli intellettualisti».

E ancora la tentazione del «del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei “buonisti”, dei timorosi e anche dei cosiddetti “progressisti e liberalisti”».
E se c'è la «tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente» c'è anche quella di «trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori,i deboli e i malati cioè di trasformarlo in “fardelli insopportabili” ».

La tentazione di «scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio». La tentazione di «trascurare il “depositum fidei”, considerandosi non custodi ma proprietari e padroni o, dall'altra parte, la tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Li chiamavano “bizantinismi”, credo, queste cose». Il Papa rassicura i padri sinodali, dice loro che queste tentazioni non devono né spaventare né scoraggiare . E si dice contento che ci sia stato dibattito, discussionee anche parresia.

Questa è la Chiesa «che non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l'olio e il vino sulle ferite delgi uomini, che non guarda l'umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone. Questa è la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e composta da peccatori, bisognosi della Sua misericordia. Questa è la Chiesa, la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo Sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani. La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti! La Chiesa che non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo, anzi si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarl oe a incoraggiarlo a riprendere il cammino e lo accompagna verso l'incontro definitivo, con il suo Sposo, nella Gerusalemme Celeste. Questa è la Chiesa, la nostra madre!».

Si commuovono i padri sinodali. Il programma del Pontificato, della Chiesa in uscita che si china sulle ferite dell'umanità è tutto in questo discorso. Che parla anche die giornalisti, dei «tanti commentatori, o gente che parla, che hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio dove una parte è contro l'altra, dubitando perfino dello Spirito Santo, il vero promotore e garante dell'unità e dell'armonia nella Chiesa. Lo Spirito Santo che lungo la storia ha sempre condotto la barca, attraverso i suoi Ministri, anche quando il mare era contrario e mosso e i ministri infedeli e peccatori. E, come ho osato di dirvi all'inizio, era necessario vivere tutto questo con tranquillità, con pace interiore anche perché il Sinodo si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti».

Ed è il Papa che ha come compito «quello di ricordare ai pastori che il loro primo dovere è nutrire il gregge - nutrire il gregge - che il Signore ha loro affidato e di cercare di accogliere - con paternità e misericordia e senza false paure - le pecorelle smarrite. Ho sbagliato, qui. Ho detto accogliere: andare a trovarle. Il suo compito è di ricordare a tutti che l'autorità nella Chiesa è servizio». usa le parole di Benedetto XVI per sottolineare ancora che «questa è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore incondizionato, come quello del Buon Pastore, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani, delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza».

Dunque, come già aveva detto in altre occasioni papa Francesco afferma, ancora una volta che «la Chiesa è di Cristo - è la Sua Sposa - e tutti i vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, hanno il compito e il dovere di custodirla e di servirla, non come padroni ma come servitori. Il Papa, in questo contesto, non è il signore supremo ma piuttosto il supremo servitore - il “servus servorum Dei”; il garante dell'ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa, mettendo da parte ogni arbitrio personale, pur essendo - per volontà di Cristo stesso - il “Pastore e Dottore supremo ditutti i fedeli” (Can. 749) e pur godendo “della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa”».

Adesso la parola passa alle Chiese locali alle quali, per volontà dello stesso papa Francesco, la relatio Synodi, «riassunto fedele e chiaro di tutto quello che è stato detto e discusso in questa aula e nei circoli minori» viene consegnata come Lineamenta per discuterne nel corso di un anno fino al SInodo ordinario del prossimo ottobre e per maturare le risposte da dare «alle tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare».

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