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martedì 23 luglio 2019
 
 

Una graphic novel che denuncia corruzione e intrighi

09/03/2015  “Soldi sporchi. Corruzione, riciclaggio e abuso di potere tra Europa e Delta del Niger”. Un fumetto? Sì, ma basato su una storia vera. Raccontata in immagini dalla disegnatrice Claudia Giuliani e dall’associazione Re:Common.

La copertina della graphic novel, disegnata da Claudia Giuliani (La foto di apertura dell'articolo è di Luca Tommasini).
La copertina della graphic novel, disegnata da Claudia Giuliani (La foto di apertura dell'articolo è di Luca Tommasini).

Raccontare con un fumetto la storia vera di una delle più grandi operazioni di riciclaggio di denaro mai portate a termine. Ci provano l’Ong Re:Common (associazione che denuncia i danni alla natura e i soprusi delle multinazionali) e la disegnatrice Claudia Giuliani in “Soldi sporchi. Corruzione, riciclaggio e abuso di potere tra Europa e Delta del Niger” (Round Robin Editore).

Grazie all’immediatezza tipica del genere, la graphic novel investiga, indaga, denuncia gli intrighi internazionali attorno alle concessioni dei pozzi petroliferi in Nigeria, cioè in una zona dove si estraggono 2 milioni di barili di petrolio al giorno ma gli abitanti hanno una speranza di vita di soli 42 anni.

Viene smontato lo schema di lettura semplicistico che spesso accompagna l’uso delle tangenti in Africa. «Quello», spiega Antonio Tricarico di Re:Common, «secondo cui la corruzione è causata da avidi politici nigeriani che affamano il loro popolo tenendo per sé i proventi del petrolio. Addirittura estorcendo denaro alle “povere” multinazionali occidentali, costrette a subire pur di lavorare e creare ricchezza oltreconfine, perché ovviamente quelle cinesi sono ancora più corrotte degli stessi politici nigeriani». No, “Soldi sporchi” mostra come sia tutto più complesso: parte della vicenda si svolge in Inghilterra e a Bruxelles…

Dotun Oloko.
Dotun Oloko.

Dotun Oloko da imprenditore si trasforma in detective

I protagonisti di questa spy story sono due, esattamente agli antipodi: James Ibori, governatore dello Stato del Delta della Niger, e Dotun Oloko, un onesto imprenditore nigeriano. Oloko, dopo essersi imbattuto in un caso di corruzione in cui è coinvolto Ibori, da testimone decide di trasformarsi in detective.

Si espone in una lotta senza quartiere che lo porta lontano dalla sua terra; prova a denunciare i fatti alle stesse istituzioni che vi erano coinvolte, dal ministero della Cooperazione del Regno Unito alla Banca europea per gli investimenti, ma non viene ascoltato.

In compenso, la sua vita è in pericolo. In questo gioco molto più grande di lui, Oloko scopre che non vi è alcun vero interesse a porre fine alla corruzione e allo sperpero di fondi pubblici, a Londra come a Bruxelles. E che chi disturba il controllore, come ha fatto lui, poi finisce nel mirino dei corrotti con il tacito consenso dei finanziatori pubblici. Una prova: recentemente il garante europeo per la privacy ha mostrato come in Inghilterra, dopo aver presentato un esposto, Oloko e i suoi figli fossero stati sistematicamente spiati da investigatori privati. Chi li pagava? I manager del fondo di private equity (un’attività finanziaria che serve ad aumentare i capitali di una società) tramite i quali i governi occidentali investivano in Nigeria.

(Foto Amnesty International)
(Foto Amnesty International)

E ora la megatangente per la quale sono indagate Eni e Shell

  

Tuttavia, grazie all’aiuto di Ong come Re:Common, Global Witness, The Corner House e della deputata verde Caroline Lucas, la tenacia di Oloko vince. La sua denuncia arriva alla Camera dei Comuni, finché il potente governatore del Delta del Niger, braccato, è costretto a fuggire dalla Nigeria.

Nel maggio 2010 viene arrestato a Dubai dall’Interpol ed estradato in Inghilterra. Qui deve scontare 13 anni di carcere, per ben dieci capi di imputazione, tra cui truffa e riciclaggio di denaro. Le carte del processo mostrano quello che in tanti non avevano voluto vedere: Ibori si era appropriato di tre miliardi di dollari, fatti transitare tramite la City di Londra verso numerosi paradisi fiscali sparsi per il pianeta. Risorse che erano destinate al popolo nigeriano, ma sono state sottratte impunemente, con la complicità di fondi privati, istituzioni europee, cooperazione internazionale e faccendieri senza scrupoli.

Per esempio, tre delle società utilizzate dal politico nigeriano sono state finanziate dall’Emerging Capital Partners (Ecp), cioè da milioni di euro dei contribuenti europei…
 
Ibori oggi si trova in un carcere inglese, ma il “detective” Oloko non si è fermato. Sempre insieme a Re:Common e Global Witness, le sue ricerche sono state alla base dell’esposto, presentato nel Regno Unito, Stati Uniti e Italia, sulla mega tangente da più di un miliardo di dollari che l’Eni e la Shell avrebbero pagato al governo e a vari trafficanti nigeriani e italiani per la licenza del campo petrolifero offshore Opl245. È lo scandalo per cui da settembre sono indagati per «corruzione internazionale» l’amministratore delegato del cane a sei zampe Descalzi e il suo predecessore Scaroni.

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