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I vescovi: «Unioni civili alternative alla famiglia»

29/01/2016  Così la Cei a conclusione dei lavori del Consiglio permanente. Intanto al Senato il disegno di legge Cirinnà entra nel vivo. Una guida per capire il cammino del testo, i contenuti e gli schieramenti politici in campo

Alla vigilia del Family Day nuovo pronunciamento dei vescovi italiani sulle Unioni civili alla vigilia del Family Day. “L'equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili - con l'introduzione di un'alternativa alla famiglia - è stata affrontata all'interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l'Occidente". Così la Cei in un comunicato a conclusione del Consiglio episcopale. Negli interventi "si è espressa la consapevolezza della missione ecclesiale di dover annunciare il Vangelo del matrimonio e della famiglia, difendendo l'identità della sua figura naturale, i cui tratti sono recepiti nella stessa Carta costituzionale".

Intanto il disegno di legge Cirinnà sta entrando nel vivo. Ieri è approdato in Senato, anche se èì stato subito rinviato. Da martedì, con le votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità illustrate ieri, si vedrà la solidità della maggioranza trasversale Pd-M5S-Sel che sostiene il testo. Ma proviamo a ripercorrere il cammino di questo tormentato disegno di legge, esaminandone i contenuti e gli schieramenti in campo.   

Il disegno di legge Cirinnà ha monopolizzato il dibattito politico delle ultime settimane. Quello delle unioni civili, collegati inevitabilmente alla questione dell’adozione gay e indirettamente anche all’utero in affitto, è diventata una grande questione nazionale, come quella legata al referendum abrogativo sul divorzio, nel 1974 e sull’aborto del 1981. L’analogia (con tutti i limiti dell’analogia storica, allora c’erano la tv e le piazze, oggi i social network) non riguarda solo la mobilitazione delle coscienze su una grande questione sociale, giuridica e antropologica, ma anche l’eventualità di un referendum abrogativo, evocato dai cattolici del Family Day che si ritroveranno al Circo Massimo, e da altre forze politiche (come Ncd) nel caso il disegno di legge dovesse essere approvato.

Il cammino della Cirinnà. Il disegno di legge fa il suo ingresso oggi in aula al Senato, dove sarà oggetto di discussione e dove resterà a lungo, vista la pioggia di emendamenti e la probabile battaglia tra sostenitori e oppositori. Il testo è frutto di un lunghissimo lavoro: ottenne un primo sì a marzo del 2015 in commissione Giustizia, ma rimase inchiodato da una pioggia di emendamenti. Nonostante l’invito della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla necessità di una legge sulle unioni civili, è stato rinviato più volte, sommerso di emendamenti in commissione, fino all’approvazione di un secondo testo definitivo, che marca ancor più la distinzione tra le unioni di persone dello stesso sesso (definite “formazioni sociali”) e il tradizionale istituto del matrimonio. Ma nemmeno la nuova versione è riuscita a mettere tutti d’accordo.

I contenuti della legge. Il testo si compone di due capi. Il primo capo (articoli 1-10) introduce ex novo le unioni civili tra persone dello stesso sesso, davanti a un ufficiale di stato civile con due testimoni e certificate in un registro. Prevede la nascita di un istituto che pur rimanendo distinto viene equiparato al matrimonio, compresi i rimandi al codice civile. Gli articoli 2, 3, 4 e 6 contengono le norme che regolano i diritti e i doveri delle coppie omosessuali: la possibilità di scegliere un cognome comune, la residenza, le cause impeditive e il regime patrimoniale. Ma si parla anche di obbligo reciproco all’assistenza materiale e morale, alla fedeltà e alla coabitazione. Vengono assicurate alle unioni gay gli stessi diritti di natura sociale riconosciuti per il matrimonio (sgravi fiscali, permessi lavorativi e trasferimenti per ragioni familiari, congedi matrimoniali, accesso alla pensione di reversibilità, decisioni in materia funeraria e sanitaria). Il Secondo capo (articoli 11-23) reca una disciplina della convivenza di fatto sia eterosessuale che omosessuale, che recepisce nell’ordinamento legislativo le evoluzioni della giurisprudenza già consolidate nell’ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi.

La stepchild adoption. L’articolo più contestato è certamente il numero 5, quello che riguarda la stepchild (in inglese “figliastro”) adoption. Riguarda la possibilità di adottare il figlio (biologico o adottivo) del partner dello stesso sesso, previa approvazione del Tribunale di minori. Finora in Italia questa possibilità, dal 1983, è assicurata alle sole coppie eterosessuali. Nel mondo sono già 28 i Paesi che hanno deciso di consentire questo tipo di adozioni. Si tratta di bambini nati da matrimonio eterosessuale con uno dei genitori che poi ha formato una coppia con una persona dello stesso sesso. In altri casi si tratta di figli concepiti all’estero tramite fecondazione assistita (maternità surrogata vietata in Italia dall’articolo 12 della legge 40, multa da 600 mila fino a un milione di euro, carcere da tre mesi fino a due anni). L’affido rinforzato. Per evitare spaccature i senatori cattolici del Pd hanno proposto il cosiddetto “affido rinforzato al posto della stepchild adoption. Il padre ha funzioni genitoriali ma non diventa genitore. Per la senatrice Fattorini per la “stepchild adoption” occorre una restrizione ai figli che già ci sono. In modo da evitare la pratica della maternità surrogata, altrimenti detta utero in affitto. Ma anche per l’affido rafforzato sono state avanzate contraddizioni giuridiche evidenti. L’affido è una situazione transitoria e riguarda quasi sempre minori in stato di abbandono o che hanno alle spalle una situazione familiare problematica. Anche lasciare al giudice una valutazione di volta in volta è una soluzione a rischio perché in assenza di linee generali troppi giudici avrebbero la tentazione di trasformarsi in legislatori.

“Formazioni sociali”. Il termine “formazioni sociali” è stato inserito per rispettare la giurisprudenza della Corte Costituzionale e in particolare la sentenza 138/2010, secondo la quale la regolamentazione delle Unioni civili avrebbe dovuto essere diversa dal matrimonio. Le posizioni dei partiti. Il Governo conta di arrivare all’approvazione con almeno 165 sì, concordati con i Cinque Stelle e con Verdini, anche se Renzi, in qualità si segretario del Partito democratico, ha dato libertà di coscienza. Contrari i partiti di centro (dall’Ncd a Scelta Civica) e la Lega ha presentato 5 mila proposte di modifica (su 6.104 complessivi emendamenti), con intento ostruzionistico. Ma pare che si ricorrerà al celeberrimo Canguro, il provvedimento “ammazza emendamenti” firmato dal senatore Andrea Marcucci. Forza Italia è contraria ma ha dato libertà di coscienza. Come accennato i Cinque Stelle sono pronti ad appoggiare il provvedimento ma solo se il testo non verrà impoverito. Renzi però teme che in caso di voto segreto i senatori di Grillo tendano trabocchetti per fini politici.

Per la senatrice Monica Cirinnà, relatrice del ddl, la contrapposizione “non è tra cattolici e laici ma tra conservatori e progressisti”. La stepchild era nel programma della Leopolda del 2012 ed è rivendicata fortemente dal ministro Boschi  incaricata da Renzi di “occuparsi della faccenda”. Tra i colleghi del Pd in commissione Giustizia che hanno votato il testo definitivo ci sono Giorgio Tonini, già presidente della Fuci, Giuseppe Lumia, anch’egli ex fucino, Rosanna Filippin dell’Azione cattolica e il senatore Giuseppe Cucca.      

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