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venerdì 19 luglio 2019
 
 

Usciamo dalle tombe interiori

07/04/2014  «Solo Gesù ci consente di farlo». L'ha detto papa Francesco visitando, a Roma, la parrocchia di San Gregorio Magno, alla Magliana.

E' un quartiere che fatica a scuotersi di dosso la triste fama dovuta alla banda criminale che imperversò a Roma (ma non solo) tra il 1976 e il 1992. La Magliana è periferia dolente di Roma. Papa Francesco l'ha visitata per quasi quattro ore, domenica 6 aprile, accolto dall'abbraccio di una gran folla festante, a diretto contatto con una vasta gamma di problemi sociali. Palloncini, bandiere, striscioni sui balconi: l'affetto ha preso forma e colori diversi.  «Come butta Francè?», recitava una scritta che - con tipico tono romanesco - dava un confidenziale benvenuto al Papa.

I ragazzi della parrocchia di San Gregorio Magno gli hanno regalato magliette e gli hanno messo al collo il fazzoletto degli scout. I bambini della Prima comunione gli hanno preparato un grande poster: «Guidaci in questo mare di speranza». E proprio alla speranza ha fatto riferimento Jorge Mario Bergoglio nel suo saluto, prima di entrare in chiesa, dicendo che senza di essa «non si può vivere» e che «la speranza mai delude», essa «è un dono di Dio». Nei saloni parrocchiali, oltre ai malati, ha incontrato le varie realtà di impegno di un quartiere che continua a vivere situazioni di forte disagio. E papa Francesco non ha fatto mancare una considerazione  significativa. «Dove pensate che si trovi Dio, in chiesa? No, si trova nelle vostre debolezze», ha detto infatti incontrando gli ex tossicodipendenti, ex alcolisti ed ex detenuti assistiti dalle cooperative sociali attive nella parrocchia. Un incontro privato, questo, lontano dalle telecamere, che il parroco don Renzo Chiesa ha definito «molto toccante».

Papa Francesco durante la visita alla parrocchia romana di San Gregorio Magno, alla Magliana. Questa foto e quella di copertina sono dell'agenzia Ansa.
Papa Francesco durante la visita alla parrocchia romana di San Gregorio Magno, alla Magliana. Questa foto e quella di copertina sono dell'agenzia Ansa.

Durante la Messa, commentando al momento dell'omelia le letture del giorno, in primo luogo la resurrezione di Lazzaro, papa Francesco ha sottolineato che se si resta attaccati al peccato si diventa «corrotti»: bisogna quindi «uscire dalle zone morte del cuore», dalle «tombe» interiori. «Tutti siamo peccatori»,  ha affermato il Pontefice. Tutti noi abbiamo alcune parti del nostro cuore che non sono vive. Alcuni hanno «tante parti del cuore morte, una vera necrosi spirituale».  Solo Gesù – ha affermato il Papa - è capace di aiutarci «ad uscire da queste zone morte», da queste «tombe di peccato»: «Tutti siamo peccatori. Ma se noi siamo molto attaccati a questi sepolcri, li custodiamo dentro di noi e non vogliamo che tutto il nostro cuore risorga alla vita; diventiamo corrotti e la nostra anima incomincia a dare cattivo odore, l’odore di quella persona che è attaccata al peccato».

 Dobbiamo avere la forza di sentire quello che Gesù ha detto a Lazzaro: «Lazzaro vieni fuori! Così vi invito a pensare un attimo in silenzio: Dove è la mia necrosi dentro? Dove è la parte morta della mia anima? Dove è la mia tomba? … E togliere la pietra, togliere la pietra della vergogna… Sentiamo la voce di Gesù che con la potenza di Dio ci dice: Vieni fuori, esci da quella tomba che hai dentro».

 E al termine della liturgia, dopo aver annunciato il regalo della piccola copia del Vangelo per tutti i presenti, Bergoglio ha accolto a sua volta con un largo sorriso e un'espressione tra lo stupore e la gratitudine il dono di una borsa nera, colma di lettere e simile a quella con cui era partito nel luglio scorso per il Brasile, regalatagli dai fedeli della parrocchia. Prima di fare rientro in Vaticano, il Papa si è infine affacciato sul balcone della chiesa per salutare la grande folla. «Grazie per la vostra accoglienza, pregate per me», ha detto, augurando a tutti una «buona Pasqua».

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