logo san paolo
domenica 19 agosto 2018
 
dossier
 

Venezia chiama Hollywood e "sorride" della crisi

31/08/2014  Non solo un Al Pacino istrionico e sommesso che tesse l'elegia del perdente in "Manglehorn" di David Gordon Green. Fuori concorso al Lido arriva un vero gioiellino: "Lei è buffa così com'è", commedia di Peter Bogdanovich che è un'esortazione all'ottimismo e alla positività. Un vero balsamo in tempi di lamenti per la crisi e un omaggio all'Hollywood che fu

Venezia - In questi primi giorni della 71a Mostra del cinema di Venezia, si sono viste altre due buone pellicole in corsa per il Leone d'oro. 99 Homes dell'americano di origini iraniane Ramin Bahrani è la mefistofelica storia di un giovane padre di famiglia (Andrew Garfield) che perde la casa per colpa dei mutui subprime e della conseguente bolla immobiliare. Per salvarsi, si metterà al servizio dell'agente immobiliare suo aguzzino (Michael Shannon) ma la cosa non finirà bene.

Profondo e malinconico invece è Manglehorn dell'altro statunitense David Gordon Green. Un maturo fabbro di provincia, solitario e cinico, è un uomo alla deriva per colpa di un amore buttato via. Storia tutta sulle spalle di un Al Pacino istrionico e sommesso. Un'elegia del perdente di un minimalismo perfino esibito, ma gran prova d'attore che lo candida alla Coppa Volpi.

Il titolo più bello, però, è passato fuori concorso. Ed è un peccato perché tanti applausi e tante risate non si sentivano da tempo al Lido. Dove da tempo non viene premiata una vera commedia, arte leggera che resta sempre tra le più difficili da portare sul grande schermo. A riuscirci stavolta è un giovanotto di 75 anni che da tanto non si metteva dietro la cinepresa: Peter Bogdanovich, americano figlio d'immigrati, è stato uno dei registi più originali tra quelli che hanno segnato gli anni '80 e '90 (L'ultimo spettacolo, Ma papà ti manda sola?, Paper Moon, Rumori fuori scena). Tuttavia, da un paio di lustri si era rifugiato nella Tv, ritrovando il successo in veste d'attore nel cast de I Soprano.

Una vecchia storia in sospeso, un copione che aveva cominciato a scrivere nel '79, lo ha spinto di nuovo alla regia ed è una vera fortuna per chi ama il cinema: She's funny that way (Lei è buffa così com'è) non solo è un gioiello di tecnica e di scrittura ma è anche un'esortazione all'ottimismo, alla positività, a credere nel lato casuale eppure un po' magico della vita. Insomma, un vero balsamo in tempi di lamenti e piagnistei per la crisi.

La cinepresa fin dall'inizio punta sul viso luminoso dell'attrice in voga e lei, novella pretty woman (una Imogen Poots deliziosa), racconta senza pudori né malizie come da giovane escort piena di sogni si sia trasformata in star di Hollywood. La disincantata intervistatrice stenta a credere alle sue orecchie, ma la faccenda è andata proprio così. È l'inizio di una pochade newyorkese piena di equivoci, battute, colpi di scena che si susseguono in un meccanismo perfetto a cui è impossibile resistere.
Gli altri personaggi sono un regista teatrale romantico e felicemente sposato, che però si concede qualche scappatella di troppo (Owen Wilson); la di lui ignara moglie, attrice teatrale; l'amico sceneggiatore, fidanzato scontento di una psicanalista rompiscatole (una Jennifer Aniston autoironica); un maturo giudice che non riesce più a far bene il suo mestiere perché ossessionato dal ricordo della giovane escort. I conflitti deflagrano quando la giovane si ritrova a fare un provino per la commedia di colui che era stato suo cliente, la cui protagonista altri non è che la moglie cornificata. Detto così sembra banale e un po' volgare. Invece, niente di tutto questo.

Il risultato è una commedia degli equivoci spassosissima che va ben oltre l'ultimo Woody Allen. Non per nulla, il modello dichiarato di Bogdanovich è un maestro come Ernst Lubitsch, dal cui film in bianco e nero con Charles Boyer e Jennifer Jones ha rubato il tormentone ripetuto nella pellicola.
Un furto fatto con amore e dichiarato con gratitudine sui titoli di coda, che scorrono sulle immagini in bianco e nero originali. Un vero omaggio alla Hollywood che fu.

Peter Bogdanovich, 75 anni, è il regista della commedia "Lei è buffa così com'è"
Peter Bogdanovich, 75 anni, è il regista della commedia "Lei è buffa così com'è"

«I Ford, gli Hawks, i Lubitsch, i Vidor hanno gettato le basi universali del cinema», sottolinea Bogdanovich con l'immancabile foulard al collo pure sulla spiaggia dell'Excelsior. «Poi siamo arrivati noi, quelli della seconda generazione: Spielberg, Coppola, Scorsese. Quando conobbi John Ford, non feci altro che tempestarlo di domande. Mi dava del rompiscatole, ma poi mi spiegava tutto. Noi siamo stati deludenti rispetto ai nostri maestri. E la terza generazione lo è ancora di più».

Non si riconosce nel cinema di oggi?

«Non m'interessano i film dai budget enormi come Titanic. Trovo ridicoli gli attori in calzamaglia e con le orecchie finte. E non mi piace l'umorismo di oggi, che punta sulla volgarità delle gag fisiche quando invece il segreto è nel ritmo, come ci ha insegnato Frank Capra».

È per questo che è tornato a mettersi dietro la macchina da presa?
«Non pretendo di salvare Hollywood. Ma per un futuro migliore non mi stanco di ripetere ai miei studenti dell'università della Carolina che devono studiare il cinema dal 1915 al 1962. Là c'è tutto quel che serve».

Owen Wilson sembra il degno erede degli attori leggeri di un tempo. Anche Woody Allen lo aveva scelto per il suo Midnight in Paris...
«Inizialmente, avevo scritto la parte per John Ritter, ma non c'è più. È stato il mio amico Wes Anderson a presentarmi Owen Wilson».

E l'inglesina Imogen Poots, vera rivelazione brillante, l'aveva vista in V per vendetta oppure in 28 settimane dopo?
«Questi film neppure li conosco. La verità è che ci siamo fatti una chiacchierata e dopo mezz'ora l'ho presa. È inconsapevolmente sexy».

Che regalo le ha fatto, alla fine, Quentin Tarantino!
«Noi due siamo amici da tanti anni. Per sei mesi mi ha fatto pure vivere nelle sua dependance. Mi invita sempre a vedere i suoi film che, devo dire, sono ben fatti anche se io odio la violenza al cinema. Quentin è uno che non risponde mai al telefono, ma alla mia chiamata non ha potuto dire di no».

Multimedia
Quando gli operai lavoravano ascoltando Rossini
Correlati
I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo