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martedì 15 ottobre 2019
 
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Venezuela, mezza Europa si schiera con Guaidó, ma l'Italia decide di non decidere

04/02/2019  Il presidente Maduro rifiuta di indire elezioni anticipate e i governi Ue lo scaricano. Il governo italiano resta diviso e oggi il presidente Mattarella ha preteso "responsabilità e chiarezza".

Sulla crisi del Venezuela mezza Europa prende posizione, ma l’Italia resta a guardare. I governi di Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Austria, Svezia e Danimarca (ma altri,  in queste ore, si stanno aggiungendo) hanno riconosciuto Juan Guaidó presidente ad interim del Venezuela.

La mossa, coordinata, è arrivata dopo l’annuncio da parte di Nicolas Maduro che in Venezuela non ci saranno elezioni anticipate. Una buona parte dei governi europei aveva dato a Maduro la data di domenica come termine ultimo per prendere una decisione. La risposta negativa (“Non accetto ultimatum, l’Europa si sta piegando a Donald Trump”) ha portato all’immediato riconoscimento di Guaidó.

Le voci dei principali leader europei sono concordi. Per il presidente francese Macron, i venezuelani hanno il diritto “di esprimersi liberamente e in modo democratico”. Sulla stessa linea, da Tokyo, la cancelliera Merkel. Il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas ha inoltre promesso un aiuto umanitario di 5 milioni di euro per la popolazione venezuelana. Jeremy Hunt, ministro degli esteri del Regno Unito, ha dichiarato: “Il popolo del Venezuela ha sofferto abbastanza. È ora di un nuovo inizio , con elezioni libere e regolari in accordo con gli standard internazionali della democrazia”.

In questo coro è assente la voce dell’Italia, invocata dallo stesso Guaidó in un appello lanciato al nostro Paese nel fine settimana. Ancora una volta il governo Conte si divide e non riesce ad esprimere una linea comune e condivisa in politica estera. La Lega sembrerebbe orientata a condannare Maduro, mentre l’ala movimentista dei 5 Stelle, guidata da Alessandro Di Battista, chiede una posizione neutrale, aggiungendo. “L’Italia non è abituata a farlo. Ci siamo sempre accodati in modo vile agli esportatori di democrazia. L’Europa dovrebbe smetterla una volta per tutte di obbedire agli ordini statunitensi”.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte cerca di mediare e il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi fa l’equilibrista, anche se l’orientamento è quello di chiedere lo svolgimento di elezioni politiche anticipate in Venezuela, ma senza porre rigidi ultimatum. Il risultato è che l’Italia appare isolata  e debole.

Di fronte a queste incertezze oggi si è fatta sentire ancora una volta forte e chiara la voce del Presidente Sergio Mattarella. L’occasione è stata offerta dal  discorso per l’inaugurazione del Centro di accoglienza e integrazione per i richiedenti asilo e i rifugiati aperto a Roma dal Centro Astalli.

“Quella del Venezuela”, ha detto Mattarella, “è una condizione particolarmente rilevante anche per l'Italia perché il legame tra Italia e Venezuela è strettissimo, per i tanti italiani che vivono in Venezuela e per i tanti venezuelani di origine italiana. Questa condizione ci richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e tutti i nostri partner dell'Unione europea. D’altronde nella scelta che si propone non vi può essere né incertezza né esitazione: la scelta tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall'altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile”.  Sono parole che non si prestano a equivoci e che hanno il suono di una frustata rivolta al Governo.

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