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giovedì 23 novembre 2017
 
Mafia Capitale
 

«Via le mele marce. Ma politica e media siano più responsabili»

11/06/2015  Il Presidente della federazione degli organismi di volontariato di matrice cristiana Gianfranco Cattai interviene sulle accuse al Terzo settore dopo Mafia Capitale. «Chi ha sbagliato non può abitare nel nostro mondo». Ma Cattai non risparmia critiche nemmeno alla politica che «parla strumentalmente alla pancia della gente».

«Non solo c’è amarezza, rabbia, indignazione, di fronte a quanto sta emergendo nell’inchiesta Mafia Capitale. Non solo c’è ferma determinazione a sostenere che la magistratura faccia il suo corso il più rapidamente possibile. Non solo c’è l’impegno massimo alla trasparenza e alla legalità. C’è anche un quesito: come mai è venuto meno il senso morale del proprio operare? Come si fa a rilanciare, per essere a servizio all’uomo e con un servizio di qualità?».

È la reazione di Gianfranco Cattai, presidente della Focsiv (la federazione delle Ong e realtà di volontariato internazionale di matrice cristiana), alle accuse che stanno ricadendo su tutto il mondo delle associazioni e cooperative sociali.

«Parto proprio dalle nostre esperienze di servizio nel Sud del mondo», continua Cattai. «Se reagiamo con rigore né guadagniamo in credibilità, ma anche nello stile di servizio. Occorre rilanciare il profondo senso morale del nostro agire».

-  La ricaduta negativa sul mondo del volontariato e della società civile rischia di essere pesante.

«È inammissibile che si generalizzino le accuse. Faccio appello, innanzitutto, al senso di responsabilità dei media, che non si possono permettere di riportare dati e notizie non verificate fino in fondo. Siamo sul mercato della paura, non si può continuare a ragionare di pancia. Mi riferisco all’inchiesta romana, ma anche alle polemiche di questi giorni sull’accoglienza degli immigrati. Ho appena portato mio papà al cimitero, aveva 90 anni, nel 1946 è partito migrante all’estero, perché a casa nostra c’era la povertà. Gli italiani sono stati un popolo di migranti a causa della miseria. Possibile che proprio noi non riusciamo a capire e a essere solidali con chi oggi è costretto a fare quello che noi abbiamo fatto fino al secondo dopoguerra e oltre? Insistiamo a trattare come emergenza ciò che emergenza non è. E a certi politici dico che è pericoloso continuare strumentalmente a parlare alla pancia della gente. Facciamo invece attenzione alle parole di Papa Francesco, che ci sollecita non solo alla solidarietà, ma anche a guardare ai diritti, negati a tanti esseri umani, e ai doveri, non solo morali, che abbiamo verso questa parte di umanità. La politica deve rendersi responsabile di questo».

-  “È tutto un magna magna”, si sente dire…

«Non è vero che è tutto un magna magna. Quante famiglie, quante parrocchie nel silenzio accolgono, aiutano, si danno da fare, si impegnano. Quanti gruppi, associazioni, piccole e grandi realtà fanno volontariato ogni giorno».

-  Poco fa ha detto che si insiste a trattare l’immigrazione “come emergenza, ma emergenza non è”. Ossia?

«È fenomeno quotidiano. Avviene da tempo e continuerà per molto tempo. Inoltre, possiamo considerare quella italiana una situazione d’emergenza, quando il popolo curdo sta ospitando un milione e mezzo di persone provenienti dalla Siria e dall’Iraq? È come se noi accogliessimo 16 milioni di immigrati. La verità è che dobbiamo attrezzarci, e fare in fretta. Non possiamo, poi, non sottolineare che l’Unione Europea, per ragioni d’interessi nazionali, non affronta in modo adeguato il problema».

-  Come si difende il mondo volontariato dalle ricadute negative di episodi come quello di Mafia Capitale?

«Faccio l’esempio della Focsiv: in Italia ci sono più di 600 punti di riferimento delle nostre realtà, sparse in tutto il Paese. Dobbiamo rinforzare e sostenere queste relazioni di prossimità concrete, dobbiamo “metterci la faccia”. È questo che crea i legami di fiducia e credibilità con l’opinione pubblica. Noi diciamo: eccoci, siamo qui, facciamo questo. Secondo: i media, locali e nazionali, si sforzino almeno un po’ nel raccontare anche il positivo, nel raccontare anche l’erba che cresce non solo l’albero che cade, che fa tanto più rumore. C’è sempre poco spazio, nei mezzi d’informazioni, alle tantissime mele sane, e tanto spazio alla mela marcia. Terzo: sempre di più dobbiamo impegnarci sulla trasparenza, non solo sull’uso del denaro, ma anche sullo stile di azione. Tra l’altro, noi lamentiamo il fatto che è stata chiusa un’Agenzia – quello del Terzo settore – che doveva proprio operare sulle normative e sulla trasparenza dell’associazionismo e del mondo del volontariato. Oggi, in Italia, ci sono circa 250 Ong; le Onlus che si occupano di solidarietà internazionale invece sono oltre 4 mila. Ma le norme per le Onlus sono molto meno stringenti di quelle per le Ong. Chiediamo che quell’agenzia sia ricostituita».

-  Un esempio di come i media possono “raccontare l’erba che cresce”?

«L’esempio che più riguarda è l’operazione che Focsiv ha appena portato a termine proprio con Famiglia Cristiana: la raccolta fondi di solidarietà per gli sfollati in Kurdistan. Ha dimostrato che i lettori sono quanto mai generosi se i progetti, se chi li realizza e se chi li presenta sul giornale sono credibili. L’obiettivo era di raccogliere 40 mila euro. Abbiamo messo insieme sei volte tanto».

-  Quanto conta la fiducia?

«Per noi che operiamo nel mondo volontariato è fondamentale. Essere credibili è la priorità. E per questo dico che le mele marce vanno denunciate. Non possono abitare nel nostro mondo».  

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