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venerdì 26 aprile 2019
 
 

Niger, il senso di Marta per i Tuareg

11/03/2013  La storia di Marta Cometti, 30 anni, svizzera di Mendrisio (Canton Ticino), che ha trovato una nuova vita in Africa: disegna gioielli e aiuta un'intera comunità di circa dieci famiglie.

Alunni della scuola di Tigrenbawen, nel Niger (tutte le fotografie di questo dossier sono di Marta Cometti).
Alunni della scuola di Tigrenbawen, nel Niger (tutte le fotografie di questo dossier sono di Marta Cometti).

Il passo tra l’avere una certa idea in testa e realizzarla, non è poi così breve, né tantomeno semplice. Eppure, scelte come quella di Marta Cometti, poco più di 30 anni, originaria di Mendrisio, nel Canton Ticino, sono l’esempio lampante di come i progetti di ognuno, grandi o piccoli che siano, abbiano bisogno di un ingrediente comune: agire. L’importante è iniziare e poco importa se, ad esempio, toccherà scrivere appunti di viaggio su gobbe di dromedari in cammino, piuttosto che stipati in un minibus, in sella ad una moto, camminando nella foresta o in tende buie, sperando che la penna faccia il suo mestiere. Perché è questo che è capitato a Marta quando da ricercatrice in un museo svizzero è diventata creatrice di gioielli nel Continente nero: la sua storia l’ha raccontata in un libro “Innafrica. Ho attraversato l’Africa e lei ha attraversato me”.


Lei, ora, è parte integrante della comunità Tuareg nella regione di Tigrenbawen, nel Niger, lo stesso luogo dove Marta ha realizzato una scuola con il contributo di amici e parenti. Questa è la sua storia: «Ho una vita decisamente libera, semplice, ma al contempo ricca. Da due anni ho deciso di cambiare professione per poter sfuggire dallo stress e dalla routine di un lavoro chiuso dentro quattro mura. Al contempo, desideravo poter svolgere un’attività che generasse profitto diretto per persone senza occupazione».

Nell'atelier di Marcelline, Benin.
Nell'atelier di Marcelline, Benin.


Durante un soggiorno in Niger Marta ha conosciuto molti artigiani-gioiellieri che non avevano più occasione di svolgere il loro mestiere a causa del mancato turismo nella regione, dovuto alla situazione politica instabile. Il passo è stato facile: dando sfogo alla sua creatività, ha deciso di diventare designer di gioielli. Racconta: «Ora vivo la maggior parte dell’anno in Niger, uno dei paesi più poveri al mondo, nel bel mezzo del deserto. Da poco ho una piccola casa in terra cruda, dormo su una stuoia stesa sulla sabbia, non ho praticamente nessun mobile, mangio riso sei giorni su sette. Possiedo tutto il tempo che desidero, vivo al ritmo del sole, faccio qualcosa che mi dà soddisfazione e che genera soddisfazione: con la realizzazione dei gioielli e delle loro confezioni riesco ad aiutare economicamente una decina di famiglie».


Grazie a questa attività, Marta ha scoperto nuove realtà e imparato a conoscerle. Di recente è stata in Thailandia per l’acquisto di pietre, ed è qui che l'abbiamo rintracciata per questa intervista. Confida: «È questa che definisco una vita libera, semplice e ricca e qui non posso esimermi dal ringraziare la mia famiglia, senza il cui supporto non potrei fare ciò che faccio. Certo, non è sempre facile, ma per ora sono pronta a sacrificare diverse cose pur di riuscire a creare un business che possa dare una certa stabilità economica al mio staff e, ovviamente, a me stessa».

Marta, com'è nato il tuo interesse per il Continente Nero e in particolare per la comunità Tuareg a cui hai dedicato l’associazione Tigrenbawen?

   «Il mio interesse per il Continente Nero è innato, quello per la comunità Tuareg è invece scaturito da un lungo soggiorno trascorso fra la sua gente. L’associazione Tigrenbawen è nata dalla volontà di ricambiare la generosità di una piccola comunità. Come si fa a restare a braccia incrociate davanti alla richiesta di aiutare i propri figli ad avere un futuro migliore permettendogli di avere accesso all’istruzione scolastica di base? Mi sono quasi sentita in obbligo di cercare di aiutarli, dopo che ero stata ospitata e nutrita durante una decina di giorni, trattata come una figlia o una sorella da persone inizialmente sconosciute che si sono private delle loro cose e del loro cibo per farmi sentire bene e a casa. Ora la comunità di Tigrenbawen possiede un’aula, un dormitorio, una cucina, un pozzo. Vi sono attualmente 52 alunni tra i 7 e gli 11 anni, un insegnante, un cuoco, un responsabile della scuola. Durante i nove mesi scolastici i bambini ricevono tre pasti al giorno».


Scrittura e fotografia, sono entrambi aspetti fondamentali dei tuoi viaggi....
   «La fotografia è una passione che si accende soprattutto quando viaggio perché stimolata da situazioni, incontri, forme, colori nuovi cui il mio occhio non è abituato. Se rimango a lungo in un luogo e finisco col conoscerlo troppo bene, l’apparecchio fotografico può restare anche lunghi mesi a prendere polvere. Mentre, invece, scrivere “Innafrica” è stato semplicissimo, forse perché non avevo mai avuto intenzione di farlo. Nel 2010 ho trascorso oltre dieci mesi viaggiando via terra in Africa. Nel bagaglio avevo solo un punto di partenza, il Burkina Faso, e una meta, la foresta equatoriale della Repubblica Democratica del Congo. In mezzo, molto tempo per esplorare il mondo esterno e per viaggiare dentro il mio animo. Taccuino alla mano ho scarabocchiato, a volte in modo quasi indecifrabile, pensieri e fatti del mio viaggio. La maggior parte delle volte ho scritto viaggiando, e intendo letteralmente: stipata in un minibus, in sella ad una moto, camminando nella foresta, in groppa ad un dromedario. Ho scritto anche di notte, al buio, sperando di non sovrascrivere una pagina già vissuta, perché i pensieri non hanno orari. Non ho scritto per paura di dimenticare ma per raccontare l'esperienza alla famiglia e agli amici rimasti a casa con tanti punti interrogativi: «Dove sarà adesso? Cosa starà facendo? Come starà?».


La crisi economica e la corruzione, influiscono sulla disponibilità dei singoli nel donare offerte?
   «La crisi economica certamente influisce, ma l’essere una piccola associazione è un punto di forza. Si sa che spesso nelle grandi organizzazioni una parte, a volte cospicua, delle donazioni finisce per alimentare l’aspetto burocratico e amministrativo delle stesse. In una piccola associazione, basata sul volontariato, le spese amministrative non esistono e ogni centesimo donato viene effettivamente utilizzato per lo scopo prefissato. Nel mio caso il ricavato delle donazioni serve interamente per l’acquisto di materiale scolastico, di cibo, di medicinali, per pagare i salari dell’insegnante e del cuoco, e per la costruzione stessa degli edifici scolastici. Un altro punto a favore è il non essere un’associazione anonima: nel senso che la maggior parte delle persone che sostengono il progetto mi conoscono personalmente e questo fa sì che siano più facilmente bendisposte a donare i loro soldi, spesso mi sento dire: “Così sappiamo davvero dove vanno a finire”. Questo sistema basato sulla conoscenza e il contatto diretto, ha però un raggio d’azione piuttosto limitato, il che implica un maggior impegno nel cercare di far conoscere gli obiettivi dell’associazione e allargare così il bacino per la raccolta fondi. Perciò, lettore, se desideri saperne di più e sostenere il nostro progetto, visita il nostro sito www.associazionetigrenbawen.ch».


Che cosa ti sta insegnando quest’esperienza?
   «Ad avere fiducia in se stessi e buttarsi! E se va male? Ci si rialza per cercare un’altra soluzione e raggiungere i propri obiettivi. Ma per evitare che la mia cocciutaggine mi porti nei guai, sempre, sempre, mi rivolgo a Dio chiedendogli di guidarmi e assistermi lungo il mio cammino».

Il marchio si chiama "Ahlouk", che nella lingua dei Kel tamasheq - i nomadi del Sahara - ha un significato ben preciso: creare, nascere. I gioielli Ahlouk sono in argento e pietre, dal design originale e sono unici in quanto fatti a mano, uno a uno. A realizzarli sono gli artigiani tuareg del Niger, utilizzando metodi tradizionali e semplici utensili: la fusione del metallo, ad esempio, avviene in recipienti che fabbricano loro stessi con argilla e sterco d'asino, le braci sono mantenute ardenti con un mantice manuale fabbricato con pelle di capra mentre i principali utensili per la creazione dei gioielli sono incudine, martello e lima. Anche le confezioni dei gioielli, sia quelle in stoffa sia quelle in cuoio o pelle essiccata, sono realizzate da abili artigiani e artigiane nigerini. In particolare, l'arte della lavorazione del metallo è riservata agli uomini, mentre quella del cuoio alle donne.




L'ideatrice, la giovane Marta Cometti, coniuga in questi oggetti due desideri: creare un'opportunità lavorativa in Niger, uno dei Paesi più poveri del mondo, dando modo contemporaneamente di sfogare la sua mente creativa. I gioielli si dividono in tre collezioni: Giramondo, che si ispira a opere d'arte etnica, Miti legata a personaggi mitici e Disegnidisogni, che coniuga fantasia e creatività. Nell'atelier di Ahlouk si respira un'aria conviviale: musica, chiacchere e tè accompagnano le ore lavorative e a pranzo l'intero staff si riunisce attorno a un unico grande piatto, come è usanza. In questo modo si è sviluppato tra loro un legame che va oltre il semplice rapporto di lavoro, si tratta piuttosto di un sentimento di amicizia. Hanno sviluppato un'identità di gruppo ed ognuno si impegna per la buona riuscita dell'attività.


Al momento Marta non ha ancora trovato dei distributori ma, grazie alla caparbietà che la contraddistingue, riesce a vendere i gioielli durante eventi espositi in Europa, soprattutto in Svizzera, a parenti e conoscenti e, tra poco, anche on line. È in costruzione, infatti, un sito Internet dedicato ad Ahlouk (che si chiamerà www.ahlouk.ch). Per ora, se volete mettervi in contatto con Marta Cometti, è possibile visitare il sito internet dell'associazione Tigrenbawen (www.associazionetigrenbawen.ch).

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