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domenica 25 agosto 2019
 
Dopo la condanna a Milano
 

Se il graffitaro diventa criminale

01/10/2013  A Milano due giovani writers sono stati condannati per il reato di associazione a delinquere. Un'imputazione sproporzionata o la giusta lezione per chi imbratta spazi pubblici, considerandosi un artista? Il dibattito è aperto.

Per la prima volta, in Italia, due writers - o graffitari, coloro che scrivono, con colori e bombolette spray, sui muri - sono stati condannati per un reato pesante: associazione a delinquere. I giudici di Milano hanno ritenuto che i due ragazzi, oggi ventenni, facessero parte di una vera e propria  associazione, il cui scopo era delinquere, appunto imbrattando, senza utorizzazione, muri, facciate, pareti... Dovranno scontare una condanna di 6 mesi e 20 giorni di reclusione. Entrambi i condannati si sono impegnati, come forma di risarcimento, a fare 400 ore a testa di lavori socialmente utili in centri per anziani, dove potranno anche insegnare a dipingere e disegnare.

Questa è la notizia, di qualche giorno fa. Accolta con giubilo dalla destra, con perplessità da altri. La questione da affrontare è la poporzione fra reato e pena: va considerato associazione a delinquere l'atto di scrivere sui muri? Non è eccessivo contestare questa fattispecie di reato a due ragazzi che hanno, sì, sporcato e deturpato la città, perlopiù in maniera sistematica, ma niente di più? Non sono in dubbio il cattivo gusto e la maleducazione di chi si arroga il diritto di sporcare una proprietà altrui o della comunità, ma il tipo di reato contestato. È ben diverso dare il proprio contributo artistico a un'opera collettiva, ad esempio in un luogo da riscattare al degrado e alla criminalità, come è accaduto ad esempio a Librino, in Sicilia, e deturpare abusivamente uno spazio che appartiene ad altri. Va tra l'altro ricordato che i protagonisti hanno ammesso la loro colpa e la loro responsabilità, impegnandosi appunto a risarcire la città lavorando nei servizi sociali.

Al di là della vicenda specifica, resta l'annoso dibattito su come qualificare l'attività dei writers: è una forma d'arte o con essa non ha nulla a che spartire? Ribadito, ancora una volta, che usare colori e bombolette a casa propria è una scelta personale, mentre sporcare un luogo altrui o pubblico non è lecito, resta da capire se questo linguaggio così amato da tanti giovani, almeno nelle sue espressioni più alte, rappresenti una forma d'arte.

Se volete, possiamo dirla anche così: Keith Haring è stato un artista o no?

 
 
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