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giovedì 18 gennaio 2018
 
Cinema
 

Yogananda, il maestro che piaceva a Steve Jobs

03/03/2016  Il documentario mette in risalto il messaggio di spiritualità e forza interiore dello yogi che affascinò tante personalità famose.

La sua “Autobiografia di uno yogi” fu l’unico libro ritrovato nell’iPad di Steve Jobs, il quale dispose che ne venissero distribuite 800 copie tra i partecipanti al suo funerale. Ci sono anche l’ex beatle George Harrison, il musicista Ravi Shankar, lo scrittore e impresario di Hip Hop Russell Simmons e il fisico Robert Oppenheimer, tra le tante personalità eccellenti che ne rimasero affascinate e devono alla sua lettura l’iniziazione ad una ricerca spirituale e il rifiuto delle tentazioni materialistiche, indotte dalla società odierna.

Sarà per questo che “Il Sentiero della Felicità – AWAKE: the life of Yogananda”, il docu-film sulla vita dello yogi che negli anni ’20 introdusse lo yoga in occidente, prende per mano lo spettatore e lo accompagna armoniosamente lungo le strade meno battute dell’animo umano e dell’autoconsapevolezza. Dandone una sua originale interpretazione, Yogananda ha reso accessibili insegnamenti antichi a un pubblico moderno, attirando molti seguaci e aiutando milioni di ricercatori spirituali di oggi a volgere l’attenzione alla propria vita interiore per giungere alla realizzazione di sé.

“Secondo lo yoga Dio è pura e infinita coscienza. Non si trova al di fuori dell’individuo, ma dentro e tutt’intorno a noi. Anche in un passo del Vangelo di Luca c’è scritto: Il regno di Dio è dentro di voi", commenta Paola di Florio, co-regista del film insieme a Lisa Leeman, produttrice televisiva e cineasta candidata all’Oscar. “Secondo gli insegnamenti di Yogananda bisogna soltanto essere aperti e abbastanza disciplinati da impegnarsi nella pratica della meditazione, usando il proprio corpo come un laboratorio vivente. Attraverso la pratica costante dello yoga si comincia a sciogliere il confinamento dove è relegato l'ego umano . A Yogananda piaceva usare la metafora che siamo tutti come le onde sul mare e quando ci rendiamo conto che non siamo separati , ma tutti collegati dallo stesso oceano, diventiamo liberi”.

Il film è stato girato in tre anni, con la partecipazione di 30 Paesi, e mette a confronto il mondo della yoga, antico e moderno, orientale e occidentale. Se è vero che il materiale d’archivio sulla vita dello yogi scomparso nel 1952 costituisce l’ossatura della narrazione, è altrettanto vero che il film va oltre i confini di una tradizionale biografia. Le sequenze includono immagini metaforiche, ricostruzioni sceniche e stralci di interviste, come quella al Prof. Francis Clooney, sacerdote gesuita e docente presso la Harward Divinity School: “Il punto di partenza degli insegnamenti di Yogananda consiste nell’idea che per tutti esiste la possibilità di capire chi siamo veramente. Egli diceva che Gesù rappresenta l’ideale di ognuno di noi e la nostra capacità di aprirci al mistero divino, in modi che non avremmo mai creduto possibili. Gesù è venerato in India. La gente non lo sa ma è considerato un’incarnazione di Dio”. 

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