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martedì 22 ottobre 2019
 

3 ottobre 2010

 - 1. La quinta domenica “dopo il martirio” di S. Giovanni il Precursore

Presenta, nella carità, il cuore dell’insegnamento del Signore, che la Chiesa dovrà trasmettere e testimoniare lungo i secoli. Vengono oggi proclamate le seguenti lezioni bibliche: Lettura: Isaia 56,1-7; Salmo 118; Epistola: Romani 15,2-7; Vangelo: Luca 6,27-38. Alla Messa vigiliare del sabato viene letto Luca 24,13-35, quale Vangelo della Risurrezione. Le orazioni e i canti per la Messa sono quelli della XXVII domenica del Tempo “per annum” nel Messale ambrosiano.


2. Vangelo secondo Luca 6,27-38

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: 27«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 28benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. 29A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. 30Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.    
31E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. 32Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. 33E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.     36Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. 37Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
38Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
    


3. Commento liturgico-pastorale      

Il brano evangelico fa parte del discorso di Gesù alle folle e ai suoi discepoli (6,20-49) che riflette quello di Matteo 5-7 detto il “discorso del monte”. Qui sono raccolti alcuni “detti” di Gesù riguardanti temi importanti per la formazione e la vita della sua comunità ovvero della Chiesa.    
I vv 27-35, in particolare, riportano la parte centrale del discorso relativo “all’amore per il nemico”, un amore senza misura e senza calcolo che rivela, in chi così lo vive, la sua realtà di “figlio dell’Altissimo”. I vv 36-38 sembrano invece riguardare l‘amore per i fratelli, ossia all’interno della Chiesa. Anche qui un tale amore trova la sua ispirazione in Dio che è misericordioso e pronto al perdono.    
In questa quinta domenica dopo il martirio del Precursore viene messa in luce l’attività “legislativa” del Signore che, in tal modo, intende formare la comunità dei suoi discepoli, nella quale, lungo i secoli, si raduneranno gli “ascoltatori” della sua Parola disponibili ad accoglierla ossia a osservarla (v 27).    
Questa, nei disegni di Dio progressivamente svelati tramite i Profeti, è destinata a formarsi da tutti i popoli della terra e da gente ritenuta esclusa come l’“eunuco” e lo “straniero” (Lettura: Isaia 56,3), che il Signore vuole invece condurre «sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera» (v 7).    
Al cuore delle disposizioni del Signore c’è la carità, ovvero l’amore del tutto gratuito verso ogni uomo, verso il “nemico”, come verso i “fratelli” nella fede. L’intento di Gesù è quello di dotare la sua Chiesa di una proposta del tutto originale, unica tra tutte le proposte di vita offerte agli uomini in questo mondo. Queste, si sa, sono fondate sulla ricerca e sull’affermazione del proprio “io” da esercitare come potere su tutto e su tutti.    
Al contrario, la comunità del Signore deve saper presentare un’alternativa a tali proposte e mostrare com’è possibile vivere non “per sé stessi”, ma “per” gli altri, nella capacità cioè di “accogliersi gli uni gli altri” (Epistola: Romani 15,7). Un’accoglienza che non è limitata a chi è simpatico, a chi ci è amico o comunque non nemico. Anzi, è proprio l’accoglienza piena e incondizionata verso “chi ci odia, chi ci maledice, chi ci maltratta” (cfr. Luca 6,27-28), senza aspettare da essi il contraccambio, a vanificare il comportamento ostile e oltraggioso dei “nemici”.    
Questa è la “testimonianza” a cui Gesù chiama e destina la sua Chiesa. In tal modo essa renderà immediatamente comprensibile a tutti Dio, così come il suo Figlio Gesù lo ha rivelato con la sua parola e i suoi stessi gesti. Egli ha per primo letteralmente “amato” i suoi nemici; ha fatto del bene a quanti lo odiavano, ha pregato e ha benedetto quanti lo hanno messo a morte! È proprio lui, Gesù, a dare con l’offerta di sé la dimostrazione che già in questo mondo è possibile la presenza del “mondo” o del Regno di Dio.    
Di conseguenza ogni volta che, come suoi discepoli ascoltiamo e mettiamo in pratica queste sue parole, avremo fatto brillare nel mondo l’agire stesso di Dio del quale, a buon ragione, potremo chiamarci “figli”. Dio infatti si comporta così: “è benevolo verso gli ingrati e i malvagi” e mostra la sua onnipotenza nella misericordia e nel perdono.    
È ciò che la preghiera liturgica di continuo proclama rivolgendosi così al Padre: «Tu… tanta pietà ai provato per noi da mandare il tuo Unigenito come redentore» e: «nel tuo Figlio fatto uomo ci hai amato tutti con un amore nuovo e più alto» (Prefazio).    
Un simile messaggio evangelico è ciò che il mondo attende dalla Chiesa del Signore e da ognuno di noi. Il mondo ha già visto e sentito tutto, ma rimane sempre sbalordito e sorpreso quando chi muore perdona chi lo uccide, quando il maltrattato prega per il suo carnefice, quando il calunniato benedice il suo accusatore. Sono cose queste che può fare solo Dio. Sono cose che ha fatto Gesù. Sono cose che la “grazia” dona di fare ai “figli dell’Altissimo”.


29 settembre 2010

 
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