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sabato 26 maggio 2018
 

Accoglienza sì. Ma l'Africa perde i propri giovani

Gentile direttore, ho letto sull’ultimo numero l’editoriale relativo alle condizioni di vita degli immigrati in Libia. Nessuno nega la drammaticità di quella situazione e tutti ci auguriamo l’intervento di adeguati controlli, ma dovreste pure menzionare che i vescovi dei Paesi africani hanno lanciato l’allarme che l’esodo dei giovani verso l’Occidente incrementa ancora di più la povertà in quanto vengono a mancare le forze migliori. Perché non è sempre vero che fuggono a causa delle guerre o persecuzioni, molti di loro inseguono l’illusione di diventare ricchi in Italia o in Europa.

La Chiesa non si deve limitare soltanto all’accoglienza,ma deve stare attenta a non incoraggiare questo drammatico esodo e magari sollecitare la cooperazione internazionale per creare sviluppo e lavoro nei Paesi di origine di quei migranti. Ci auguriamo tutti che Famiglia Cristiana riporti gli ultimi interventi del Papa su questo tema, in modo integrale e con il dovuto risalto.

SILVANO BONINI

Certo, caro Silvano: non solo accoglienza, ma anche integrazione e aiuto ai Paesi africani. Di questo abbiamo parlato più volte, per far sì che i Paesi africani non perdano i propri giovani, che fuggono in cerca di una vita migliore e per aiutare le proprie famiglie da situazioni non solo di guerra o di persecuzione, ma anche di carestia e povertà.

Molti parlano di aiutarli a casa loro, eppure è quello che la Chiesa fa da sempre, soprattutto con i missionari e ora anche con il nuovo progetto “Liberi di partire, liberi di restare”, di cui abbiamo parlato a fine giugno con un intervento del segretario della Cei monsignor Galantino. Il Papa stesso, sull’aereo di ritorno dalla Colombia, ha ribadito la necessità da parte dei Governi di unire all’accoglienza la prudenza: bisogna chiedersi quanti posti abbiamo ma soprattutto integrare le persone che arrivano. Inoltre ha sottolineato come troppo spesso l’Africa venga sfruttata e ha detto: «Bisogna capovolgere questo: l’Africa è amica e va aiutata». Mi auguro che, al di là delle parole, si faccia davvero qualcosa. Ricordiamoci che l’Italia, tra i Paesi occidentali, è quello che destina meno fondi per la cooperazione allo sviluppo.


28 settembre 2017

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