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venerdì 24 novembre 2017
 

«Cattolici: sì, siamo "pecore di un gregge", ma nessuno ci chiude in un recinto!»

Caro direttore, certi critici del cattolicesimo disprezzano la metafora delle pecore e del pastore. Forse si sentono sminuiti dal paragone con gli ovini. Eppure il Buon Pastore conduce le pecore fuori dal recinto, apre la porta e le libera. E se una si perde, lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella smarrita (Luca 15,3-7). La logica della centesima pecora è un bernoccolo della ragione. Le religioni orientali risolvono col ciclo delle rinascite: se non ti comporti bene da uomo, il karma ti retrocede a fitoplancton. Un’amica agnostica mi ha presentato, dopo un viaggio in Giappone, il suo apprezzamento per questo principio. Secondo lei sarebbe meglio rassegnarsi a perdere qualcuno, invece di inseguirlo come insegnano le Scritture. Niente perdono, nessuna remissione dei peccati. Se volessimo insistere con la metafora citata sopra, potremmo tradurre questo atteggiamento con la chiusura del recinto attorno al gregge, e addio fratellanza universale. Una volta a rendere antipatici i cattolici era il moralismo, vuoi vedere che adesso è la misericordia?

ANTONIO DE ROSE - Cosenza (Cs)

Hai ragione, caro Antonio. In fondo, senza la misericordia di Dio, che siamo chiamati a imitare personalmente amandoci gli uni gli altri, le persone si chiudono nel recinto dell’egoismo e nell’aridità del cuore. Come ci si può rassegnare a perdere chi si ama, a perderlo per sempre? Verrebbe meno la nostra stessa umanità. E Dio, che ci ha creati a Sua immagine e somiglianza, non sarebbe più Dio. Mi piace far notare, a proposito della metafora delle pecore, che come leggiamo nel capitolo 10 del Vangelo di Giovanni il pastore divino chiama le pecore per nome e le conduce fuori. Non si tratta di “pecoroni”, ma di qualcuno che il pastore conosce per nome, nell’intimo, individualmente. E poi le conduce fuori, cioè le rende davvero libere. Il vero pastore che è Gesù fa ancora di più: dà la vita per le pecore.

Qui c’è il cuore della nostra fede: l’amore di Cristo, che ci dona la vera libertà e ci insegna l’unica via per la felicità a cui tutti aspiriamo, per la salvezza, che è anche l’unica per un mondo più giusto e umano.


07 novembre 2017

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