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lunedì 15 ottobre 2018
 

«Così il mio vuoto spirituale è guarito a Medjugorje»

Caro padre, mi sono sposata nel 1992 e ho avuto due figli. Nel 2001 mi sono separata. Nel 2002 ho conosciuto il mio attuale marito. Fino al 2007 ho vissuto col dolore di non potermi più avvicinare alla Chiesa. Per colmare il vuoto spirituale abbiamo cercato in ogni dove: cartomanti, medium, new age e reiki. Nulla è servito. Nel 2007 abbiamo passato un anno disastroso di tracollo economico, familiare e spirituale. Non so come ci siamo uniti a un pellegrinaggio a Medjugorje. Lì Maria ci ha cambiato la vita... ci ha portato a Gesù. Tornati a casa non potevamo più rinunciare a quell’amore grandissimo, a quella pace che Gesù ci aveva regalato.

Abbiamo cercato un sacerdote che ci seguisse. Non è stato facile trovarlo... Ma il Signore ne ha messo uno sul nostro cammino, illuminato dallo Spirito Santo. Abbiamo anche cominciato a frequentare un gruppo di preghiera del Rinnovamento nello Spirito Santo che è stato fondamentale per l’approfondimento della conoscenza di Gesù, della sua Parola. Abbiamo conosciuto l’amore di persone che non ci hanno mai giudicati per quello che eravamo, ma ci hanno accettato e basta. Il loro unico desiderio era farci vivere l’amore di Gesù così come lo stavano vivendo loro. Da subito è nato in noi il desiderio di avvicinarsi all’Eucaristia. Abbiamo deciso di regolarizzare la nostra situazione e di sposarci davanti a Dio. Il cammino è stato lungo, la purificazione dolorosa, ma dopo 9 anni abbiamo ricevuto la grazia del sacramento del matrimonio. Ogni storia è unica e nessuno può sapere ciò il Signore ha in serbo per ognuno. Uguale per tutti è il suo amore incondizionato.

UNA FEDELE

Grazie per questa bella testimonianza. Un incoraggiamento per tutti a non perdere mai la speranza e soprattutto ad af­fidarsi all’amore del Signore. Dall’intestazione della tua lettera, deduco che il tuo precedente matrimonio è stato riconosciuto nullo e per questo hai potuto sposarti in chiesa. Quello che però mi colpisce è il fatto che tu abbia pensato, dopo aver incontrato il tuo attuale marito, di non poterti più avvicinare alla Chiesa, di esserne fuori. E che sia andata in cerca di risposte altrove.

La Chiesa, come ha messo in rilievo papa Francesco nell’Amoris laetitia, non può abbandonare i suoi ­figli, anche quando non fosse possibile riconoscere la nullità della precedente unione. Anzi, «la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano» (n. 291). È fondamentale, come ricorda Francesco, questo compito di «accompagnare, discernere e integrare la fragilità». Perché emerga l’amore incondizionato di Cristo verso tutti.


05 ottobre 2017

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