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martedì 23 luglio 2019
 

Domenica 1 Novembre - II dopo la dedicazione del Duomo

Lettura del Vangelo secondo Luca (14,1a.15-24)

In quel tempo. Il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei. Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Dalla Parola alla vita

Il banchetto descritto nella parabola rappresenta la chiamata di tutti gli uomini alla salvezza se accolgono la chiamata del Signore Gesù. È Gesù, infatti, colui che offre il banchetto, cioè la possibilità della grazia che salva. Ci possono essere tre livelli di lettura.

1. Ognuno di noi è invitato alle nozze. «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo altro, cominciarono a scusarsi».  La parabola ci offre la possibilità di fare un esame di coscienza sulle nostre resistenze agli inviti di Gesù. Tutti i vari impegni sembrano più seri e urgenti rispetto all’invito a prendere parte al banchetto; ma nessuna di queste giustificazioni viene accettata da chi ha fatto l’invito. Questo invito è l’immagine della nostra vocazione battesimale. Ci chiediamo: nel concreto della vita quotidiana quale importanza diamo a questa chiamata? Ci teniamo a seguire Gesù accettando di passare del tempo con lui, per esempio nella preghiera?

In questa parabola il Signore insiste nel dirci che il rapporto con lui è più importante del denaro, del lavoro e della stessa famiglia; tutte queste realtà sono importanti e non sono da abbandonare, ma vanno vissute in costante riferimento con l’invito di Gesù. L’immagine del banchetto ci suggerisce che il nostro rapporto con Gesù ha la “forma” delle nozze, cioè dell’intimità e dell’esclusività: ogni cosa passa attraverso di lui.

2. Il secondo livello riguarda gli inviti di “rimpiazzo”, cioè la Chiesa primitiva nel suo nascere. L’avvio non sembra molto lusinghiero. In realtà questo invito, che si spinge anche fuori dal contesto ebraico e arriva fino ai pagani, rivela la pedagogia di Dio che parte sempre dagli ultimi e dai più poveri: «Esci subito per le piazze e le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi». Siamo noi, non ebrei e discendenti dei pagani, questi poveri, ciechi e zoppi.  Questa nostra “origine” non va mai dimenticata affinché possano crescere nel nostro cuore una infinita riconoscenza a Dio, da una parte, e dall’altra una grande umiltà che ci aiuti a far posto nella Chiesa a tutti quelli che vogliono entrare.

3. Il terzo livello è la nostra Chiesa dell’Occidente. Sembra che l’Occidente si sia gettato il Vangelo dietro le spalle e che sia diventato refrattario a ogni invito di conversione. Noi dobbiamo essere i servi che “costringono” a prendere parte al banchetto; non con la forza o con l’imbroglio, ma con la carica della testimonianza della vita di ogni giorno. Se viviamo bene proprio ciò che sembra distogliere dall’invito (cioè le famose tre scuse: economia, lavoro e famiglia), forse la stanza del banchetto si potrà riempire. Non dimentichiamo che lo Spirito Santo garantisce la permanenza della fede nella storia, ma che la sopravvivenza della fede in Occidente dipende anche da noi. Il Padre non fa preferenze di persona e, se noi “decliniamo l’invito”, la stanza del banchetto non resterà vuota.


29 ottobre 2015

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