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martedì 20 agosto 2019
 

Domenica 10 marzo - All’inizio di Quaresima

Lettura del Vangelo secondo Matteo (4,1-11)

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio
».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra
».

Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:

Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:

Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto
».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
    

Dalla Parola alla vita

La Quaresima che inizia con questa domenica, contiene un invito forte per tutti noi, un invito che possiamo riascoltare con le parole del profeta Gioele che troviamo nella prima lettura di oggi: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male».

È un invito che anzitutto fa leva sul «cuore», cioè sul centro della persona umana, secondo la visione biblica; si tratta in sostanza di ritornare a Dio con tutto il cuore, cioè con una decisione vera, profonda. Il profeta Gioele però dice anche di «lacerarsi il cuore», questa espressione ha un significato ancora più forte, cioè si tratta di sostituire al gesto di lacerarsi le vesti, che a quel tempo esprimeva lo sdegno e il personale coinvolgimento, con una “lacerazione” ben più profonda, un impegno di vera trasformazione che non si fermi alla superficie, all’abito. La Quaresima dunque è il tempo propizio per ritornare a Dio, per fare cioè esperienza del suo amore misericordioso e perdonante, dopo essersi allontanati e forse anche perduti.

Una seconda immagine in questa domenica, ce la offre san Paolo nella Prima lettera ai Corinzi, attraverso l’esempio della competizione sportiva, con le corse allo stadio o il pugilato, come avvenivano a quel tempo. Una delle cose importanti per poter vincere era la preparazione, oggi diremmo l’allenamento; san Paolo dice: «Ogni atleta è disciplinato in tutto…»; e di se stesso: «Io tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù». Sono solo esempi per indicare che, se vogliamo conquistare non una corona che appassisce ma una che dura per la vita eterna, in questo tempo dobbiamo curare la nostra “preparazione”, come farebbe uno sportivo.

Infine è il Vangelo che ci fa capire più chiaramente per che cosa dobbiamo prepararci: si tratta infatti non di una competizione, ma della lotta contro il male e contro la tentazione, personificata dal diavolo, che tenta il Signore al termine della sua “quaresima”, cioè i quaranta giorni e quaranta notti trascorsi nel deserto. Gesù risponde al tentatore e smaschera i suoi inganni con la luce e la forza della parola di Dio, respingendo per tre volte i suoi tentativi. Ecco dunque a cosa ci stiamo preparando, non solo per la Quaresima ma sempre nella nostra vita: smascherare gli inganni del nostro nemico alla luce del Vangelo e tornare ogni volta al Signore, riconoscendo i nostri peccati e «lacerando il cuore», cioè chiedendo perdono con sincerità.

Questo tempo dunque è prezioso e, come ci direbbe san Paolo, è una occasione di “allenamento” di crescita e di maturazione, ma ne vale la pena perché il premio è davvero importante, una «corona che dura sempre», il dono della sua presenza e del suo amore, che il Signore ha preparato per noi.

Commento di don Marco Bove


07 marzo 2019

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