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venerdì 17 agosto 2018
 

Domenica 12 agosto - XII dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (10,5b-15)

In quel tempo. Il Signore Gesù inviò i Dodici, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Dalla Parola alla vita
Quando sentiamo parlare di missionari e di missione, istintivamente pensiamo a terre lontane e a foreste da attraversare. È l’immagine legata a un passato che è  quasi del tutto superato, ma soprattutto fa i conti con un’idea eroica di persone disposte a tutto, pochi eletti chiamati a una vocazione speciale. La missione in realtà è il compito di tutta la Chiesa e di ogni cristiano: ogni battezzato, proprio in forza del proprio Battesimo, è chiamato ad annunciare il Vangelo, anzitutto con la propria vita, cioè a diventare testimone del Signore Gesù
Se guardiamo alla storia della salvezza, sappiamo che da sempre Dio ha mandato i suoi inviati a portare una parola di salvezza e insieme di monito, di richiamo. I “missionari” sono i mandati, questo significa infatti questa parola, e a cominciare da Mosè, i giudici, fino ad arrivare ai profeti, questi hanno accompagnato il cammino del popolo eletto, con la loro presenza e la loro testimonianza. L’ultimo inviato di Dio è il Figlio Gesù.
Come possiamo vedere nella lettura di questa domenica, il profeta Geremia è stata una di queste figure, scoprendo che il loro compito è stato tutt’altro che facile: «Fino ad oggi sono ventitré anni che mi è stata rivolta la parola del Signore e io ho parlato a voi con premura e insistenza, ma voi non avete ascoltato». Dunque un annuncio per un popolo non sempre disponibile ad aprire le orecchie e il cuore, ma sappiamo che non è stata la sorte solamente di Geremia: «Il Signore vi ha inviato con assidua premura tutti i suoi servi, i profeti, ma voi non avete ascoltato…».
Quasi in parallelo troviamo nel Vangelo il racconto della missione dei dodici da parte di Gesù: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Si tratta di un annuncio fatto di parole certo, ma soprattutto di segni, che indicano in particolare che finalmente il male è vinto, in ogni sua forma: una parola efficace che il Signore mette sulla bocca dei suoi discepoli.
Ma c’è anche una sottolineatura importante: la gratuità. Ciò che è stato dato loro è dono gratuito, per questo il loro compito missionario come annunciatori, sarà quello di “restituire” quanto ricevuto. Se i missionari di oggi siamo noi, se il Signore affida a noi il compito di annunciare il suo Vangelo di salvezza, allora ci troviamo in una situazione davvero singolare: da una parte ci rendiamo conto che non ci sono dati poteri straordinari, come Gesù fece con i Dodici, eppure la nostra vita può e deve testimoniare che il male è vinto, che nessuno è dimenticato e che, andando come Gesù ha indicato, senza oro o argento, senza scorte per il viaggio ma solo fidandosi del Signore, annunciamo l’unica cosa importante: di Dio ci si può fidare, lui ci libera dal male. Noi discepoli e missionari di oggi vogliamo dire a tutti: io mi sono fidato di Dio e sulla sua parola ho fondato la mia vita. Ma la nostra vita è davvero testimonianza del regno di Dio?
Commento di don Marco Bove


09 agosto 2018

 
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