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mercoledì 17 luglio 2019
 

Domenica 13 dicembre - V di Avvento

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (3,23-32a)

In quel tempo. Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.

Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».

Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito».

 

Dalla Parola alla vita

Giovanni il Battista smorza subito i loro dubbi: dovrebbero già sapere che lui non è il Messia ma solo il precursore.

1. La voce dello Sposo. L’immagine sponsale è molto usata nella Bibbia; i profeti non hanno trovato una immagine migliore per esprimere l’amore che Dio dimostra verso il suo popolo. Oggi è la Chiesa che esulta alla voce del suo Sposo e questa gioia è piena: «L’amico dello sposo, che è presente ed ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena». La Chiesa esprime in sommo grado questa gioia nella Liturgia: lo sposo sta arrivando, bisogna corrergli incontro. La celebrazione eucaristica deve assumere i toni felici di un incontro amoroso lungamente atteso. I credenti debbono aspettare lo Sposo con la stessa gioia della sposa. Ma i cristiani sanno “sentire e gioire” con la Chiesa? Purtroppo la Chiesa-Sposa è spesso avvertita lontana. In questi giorni è necessario avere la Chiesa nel cuore: la Chiesa è “dentro” il cuore dei credenti e non “di fronte” a loro.

2. Lui deve crescere. Giovanni ha chiara la sua posizione di fronte alla venuta del Messia: deve farsi da parte per non creargli difficoltà; la sua gioia è tutta nell’annuncio e la venuta del Messia compie questa gioia. Per i credenti questo è un passaggio importante: noi sappiamo che non può esserci fede in Gesù se non nel momento in cui lo si cerca e, dopo averlo trovato, lo si annuncia al mondo. Chi ha la possibilità e il compito di fare questo solenne annuncio? Ogni cristiano; ognuno deve trovare le forme più adatte e i modi più efficaci nell’ambiente in cui vive perché attorno a lui arrivi la gioia del Natale. Non è difficile in famiglia, sul lavoro, con gli amici e persino nella comunità cristiana, inventare momenti e piccoli gesti con cui far crescere il Natale di Gesù. Nelle case e nelle chiese si deve respirare la stessa aria di gioia di quando nasce un figlio.

3. Gesù viene dal cielo. «Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito». Ritornano le parole della fede: vedere e udire. Ci stiamo avviando verso la celebrazione liturgica dell’Incarnazione: ciò che è, per natura, invisibile e celeste diventa visibile e terrestre; Colui che neppure il silenzio cosmico riesce a contenere, si fa riconoscere e sentire nel vagito di un bambino. Gesù “scende dalle stelle”: è la direzione dell’amore di Dio; il percorso della fede porta il cuore e la mente a riconoscere la presenza di Dio nella forma umana che il Verbo ha assunto diventando uomo. Con il Natale il Dio lontano si è fatto vicino e la sua gloria folgorante si è nascosta in panni umani. È nelle pieghe dell’umanità che Dio va cercato. Sono questi il compito e il senso della fede cristiana: imparare e “vedere e ascoltare” il Dio nascosto perché la luce invada il cuore degli uomini e guidi la loro risposta a Dio che, nel Natale di Gesù, si è fatto Emanuele: il Dio con noi.


10 dicembre 2015

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