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sabato 20 luglio 2019
 

Domenica 13 marzo - V domenica di Quaresima (“di Lazzaro”)


Lettura del Vangelo secondo Giovanni (11,1-53)

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

 

Dalla Parola alla vita

Si avvicina la celebrazione del mistero della Pasqua di Gesù, fonte e origine di tutta la liturgia cristiana. Il tema centrale del Vangelo di oggi è quello della vita. La “rivivificazione” di Lazzaro è segno della vita che non muore, cioè di Gesù che è risurrezione e vita. Il cristiano, consacrato nel Battesimo, vive la stessa vita di Gesù; ne segue il destino di morte e risurrezione; ne condivide il significato e custodisce nel cuore la speranza di poter stare con il suo Signore per sempre.

1. Gesù piange. «Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!” Gesù scoppiò in pianto». Siamo di fronte al cuore umano di Gesù: ama e soffre per amore. Gesù mostra riconoscenza per il bene ricevuto da questa famiglia di amici e questo ci dice che Gesù nella sua vita terrena ha intessuto legami con tante persone; legami umani, belli, forti, carichi di dolcezza e di intimità. Ora l’umanità risorta di Gesù vive con noi questa amicizia straordinaria. Gesù mi cerca, vuole sapere dove sono e piange con me quando piango, e gode con me quando godo; ma, soprattutto, mi aspetta in ogni momento con il suo cuore aperto e pronto a ospitarmi.

2. Questa malattia non è per la morte. «Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”». Lazzaro muore due volte per diventare il segno di come il discepolo di Gesù possa sempre ricominciare da capo. Credo si possa vedere nella prima risurrezione di Lazzaro il segno del “secondo battesimo”, cioè del sacramento della Riconciliazione. Gesù interviene anche quando non sembrano esserci vie d’uscita. Gesù per far tornare in vita l’amico corre dei rischi che i discepoli non capiscono: torna a Gerusalemme da cui era appena scappato per paura di essere ucciso. La malattia, il dolore, il peccato e la morte sono in quella zona d’ombra in cui sembra che l’Avversario abbia il sopravvento; ma arrivare al punto estremo mostra la gloria dell’amore di Dio che, nella Pasqua di Gesù, non permette alla speranza di morire.

3. Lazzaro, vieni fuori! «Gesù disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà”». Gesù, prima di far uscire Lazzaro dalla tomba, spiega il significato del suo gesto, ponendolo su un piano diverso: Gesù sta rivelando il senso stesso della sua missione. La vita che Gesù dona non è un ritorno alla vita di prima, ma è il dono della vita eterna. Lazzaro che esce dalla tomba rappresenta ciascuno di noi e l’intera umanità; Gesù porta un messaggio e dona una grazia che fanno uscire dalla tomba le nostre vite.

A noi sembra che la vita cada ogni giorno nel nulla: quello che viviamo e facciamo scorre via con il tempo e più non torna. La consacrazione battesimale e la Pasqua celebrata fanno uscire dal buio della tomba tutto quello che facciamo per amore. Gesù ama e, amando, dà vita eterna a ogni nostro gesto d’amore.

Commento di don Luigi Galli


09 marzo 2016

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