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martedì 15 ottobre 2019
 

Domenica 14 agosto - XIII dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (21,10-16)

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?».

Dalla Parola alla vita Per quanto breve, questo brano di Vangelo è complesso e contiene tre parti distinte.

1. «Chi è costui?». Anche noi dobbiamo stupirci di questa domanda. L’abbiamo sentita tante volte, ma non abbiamo mai risposto come la folla. Noi diremmo: «È il Figlio di Dio, il Verbo incarnato». Qui invece c’è una risposta più semplice e, per quei tempi, inquietante. Dire che uno viene da Nazaret è come dire che non vale un gran che: «da Nazaret può venire qualcosa di buono?». Oggi come allora, molti pensano che dalla religione o dalla Chiesa non può venire nulla di buono. La sensazione diffusa è che l’appagamento delle esigenze spirituali sempre presenti nel cuore umano debba ormai venire da qualche altra parte: il cristianesimo ha fatto il suo tempo. La provocazione è forte e ci deve interrogare. La domanda su Gesù si sposta e inevitabilmente diventa: «Ma tu perché sei cristiano? Che ci stai a fare nel mondo che vive a una velocità che tu non conosci e parla un linguaggio che tu non capisci?».

2. «Gesù scacciò tutti quelli che vendevano e compravano». Questo nazareno sconosciuto si permette di rovesciare i tavoli dei venditori, cioè contesta ciò che oggi possiede il potere più diffuso e venerato: il denaro. Gesù fa questo gesto per riaffermare il primato della preghiera. Sembra un atteggiamento ingenuo e quasi folle. Gesù fa proprio questo anche oggi e lo può fare perché conosce il senso profondo delle cose e dell’uomo. C’è un primato assoluto di Dio che non può essere perduto; la tentazione dell’idolatria, oggi come ieri, si insinua dovunque. Siamo sempre tentati di sostituire le creature al Creatore. Questa tentazione è su due livelli: quello personale e quello comunitario; perciò la ricerca di una vita autentica, che abbia il centro al centro, chiama in causa ciascun credente e tutta la Chiesa. La domanda, tuttavia, va rivolta con forza anche a quella parte di società che non si ritiene Chiesa. Basta guardarsi attorno con occhi semplici per scoprire che questo è il tempo in cui Gesù pone a tutti la domanda seria sul senso dell’esistenza.

3. «I fanciulli acclamavano nel tempio». Sembra che la risposta venga dai bambini. Se provocatoria era la domanda, ancora più strana appare la risposta. Dobbiamo però capire cosa significa essere bambini secondo il Vangelo. Gesù non ha detto: «Se non restate bambini, non entrerete nel regno», ma «se non diventerete come i bambini». Dunque viene lodata non l’ingenuità, ma la maturità che è capace di conservare occhi semplici che vedano quello che c’è da vedere. Questa semplicità e purezza dello sguardo non è facile, perché significa sobrietà di vita, arrendevolezza di cuore, generosità nel donarsi, distacco dal potere e vicinanza a quanti stanno ai margini. Ma non c’è alternativa. Ogni cristiano deve scoprire di non vivere più in una casa comoda, ma in un grande cantiere. Allora occorre rimboccarsi le maniche per una costruzione che appare fantastica almeno quanto è faticosa.

Commento di don Luigi Galli


10 agosto 2016

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