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domenica 23 settembre 2018
 

Domenica 14 gennaio - II dopo l’Epifania

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (2, 1-11)

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

     
Dalla Parola alla vita

In questo periodo la liturgia ambrosiana ci fa rimanere nel clima spirituale dell’Epifania, contando queste domeniche proprio a partire dalla celebrazione dello scorso 6 gennaio, allargando lo sguardo alle tante epifanie” del Signore, cioè ai tanti episodi in cui avviene una manifestazione del Signore, una sua chiara rivelazione come Messia e inviato del Padre.

La prima di queste manifestazioni è stata celebrata la scorsa domenica, festa del Battesimo del Signore, in cui una voce dal cielo rivela che colui che esce dalle acque del Giordano è il Figlio amato del Padre. Questa domenica invece, ci offre il primo grande segno che Gesù compie, così come l’evangelista Giovanni ce lo racconta, cioè il momento in cui Gesù, durante il banchetto nuziale a Cana, trasforma l’acqua della purificazione dei Giudei in un ottimo vino per la festa

Lo sfondo di questo famoso episodio è preparato dalla grande visone del profeta Isaia nella prima lettura: Dio stesso preparerà per tutti i popoli, sul monte Sion, un grande banchetto di cibi raffinati. La cosa sorprendente è che sono invitati tutti i popoli, nessuno escluso; a questo grande banchetto corrisponderà un’era nuova: la morte sarà eliminata per sempre e Dio stesso asciugherà le lacrime dal volto di tutti. Si tratta dell’era messianica, in cui finalmente la salvezza che porterà l’inviato di Dio raggiungerà tutti, sarà un’era di pace e di gioia. Il simbolo del banchetto esprime questa novità e per noi, in questa domenica, fa da collegamento con la festa di nozze a Cana di Galilea, a cui era stato invitato anche Gesù con i suoi discepoli.

Di questo episodio ricordiamo quando Gesù trasforma l’acqua in vino, ma l’evangelista Giovanni ci vuole dire qualcosa di più del semplice fatto miracoloso. Anzitutto l’acqua che viene trasformata è quella che i Giudei usavano per la purificazione, una quantità enorme, e la prima indicazione è questa: per partecipare alla festa che il Signore ha preparato per tutti i popoli, non serve più nessuna purificazione, tutti sono invitati, così come sono.

Inoltre, nelle usanze dell’antico Israele, procurare il vino era il compito dello sposo; in questo caso, essendo finito il vino, simbolo della gioia messianica, colui che ne procura di nuovo e migliore, è Gesù il vero sposo, secondo l’indicazione di Giovanni. Sarà Gesù-sposo anche nell’episodio della donna samaritana che, dopo aver cambiato cinque mariti più uno, alla ne trova Gesù, lo sposo, che solo le può dare l’acqua per la sua sete.

Infine si dice che questo fu per Gesù l’inizio dei segni in cui «manifestò la sua gloria», una manifestazione dunque, un’epifania: per questo «i suoi discepoli credettero in lui». Se ci fidiamo di Gesù, se diamo ascolto alla sua parola, come suggerisce Maria sua madre («qualsiasi cosa vi dica, fatela»), allora ogni cosa si trasformerà in occasione di gioia, e il vino nuovo del Vangelo ci insegnerà a riconoscere, nelle piccole e grandi cose della nostra vita, i segni della grazia e della presenza di Dio.

Commento di don Marco Bove


11 gennaio 2018

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