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martedì 24 settembre 2019
 

Domenica 14 luglio - V dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Luca (13,23-29)

In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».
   

Dalla Parola alla vita

«Beati gli invitati alla cena del Signore!». Sono le parole che il sacerdote ripete a ogni Messa prima della Comunione. Ma chi sono gli invitati, chi sono coloro che il Signore accoglie non solo alla mensa eucaristica, ma anche alla mensa del suo regno? «Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».

Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere su coloro che saranno «a mensa» nel regno di Dio, ma soprattutto sul fatto che alcuni, che credevano di entrare, resteranno fuori. La risposta del padrone di casa è molto chiara, forse anche dura: «“Signore aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”... Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia». Rimane escluso colui che ha fatto del male, coloro che non hanno saputo riconoscere il Signore nei poveri e negli ultimi. Ci ricordiamo bene infatti il “giudizio universale” che l’evangelista Matteo ha messo al capitolo 25 del suo Vangelo: ho avuto fame, ho avuto sete, ero nudo… Coloro invece che rimangono fuori portano come “biglietto di ingresso” qualcosa che non ha alcun valore: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». Per questo la risposta del padrone di casa è ferma, proprio perché tutti questi si sono illusi di “essere a posto”, senza rendersi conto che proprio l’insegnamento del Signore che loro avevano udito sulle piazze, non lo avevano messo in pratica.

Ecco allora la domanda di partenza del Vangelo di oggi: «Signore sono pochi quelli che si salvano?». Il problema non è se sono tanti o pochi, ma come faranno ad entrare. Inoltre nella risposta di Gesù c’è un altro aspetto importante, si dice infatti che verranno dai quattro angoli della terra per sedersi alla festa preparata dal Signore. In queste parole possiamo riconoscere una certa polemica nei confronti degli ebrei osservanti di quel tempo, i quali ritenevano che solo il popolo eletto era destinato alla beatitudine. Invece il Signore invita tutti, nessuno escluso, coloro che appartengono a tutti i popoli della terra.

Ma quale sarà allora il vero “biglietto di ingresso”? La prima lettura del libro della Genesi ci ricorda un episodio molto bello in cui Abramo cerca di convincere Dio a non distruggere le città di Sodoma e di Gomorra per il male che hanno commesso. Nel lungo dialogo Dio promette al suo servo Abramo di non distruggere nulla se in città ci fosse stata la presenza di cinquanta giusti. Poi pian piano il numero cala, perché Abramo non è sicuro che ci siano così tante persone “giuste”; si arriva fino a dieci, ma alla fine la città sarà distrutta. Il messaggio è molto chiaro: non c’era nessun giusto, cioè nessun uomo è giusto davanti a Dio, è solo Dio che con la sua misericordia ci rende “giusti”.

È questo dunque il vero “biglietto di ingresso” alla mensa del regno di Dio: non crederci giusti ma riconoscerci bisognosi del perdono e della misericordia di Dio, che per questo ci apre le porte.

Commento di don Marco Bove


11 luglio 2019

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