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mercoledì 16 ottobre 2019
 

Domenica 15 settembre - III dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (5,25-36)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato». 
   

Dalla Parola alla vita

Un’immagine molto evocativa nella Lettera agli Ebrei di questa domenica descrive la fede cristiana come un cammino, una corsa. Ma perché la corsa della fede possa procedere speditamente, ci vengono indicate due condizione fondamentali. La prima è questa: «Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti».

Il primo passo dunque è riconoscere ciò che nella nostra vita è un peso inutile, che rallenta il cammino. La vita ci chiede di portare il peso delle nostre responsabilità, dei nostri limiti, ma ce ne sono tanti altri che ci siamo imposti da soli e per questo vanno lasciati cadere: ad esempio le convenzioni sociali, la paura di essere giudicati o derisi per i nostri valori e le nostre scelte legate alla fede. Un peso ulteriore poi è quello del peccato, che addirittura ci “assedia”, come un esercito nemico, che ci impedisce di proseguire nella nostra corsa; l’unico modo per esserne liberati è il perdono ricevuto da Dio.

Per questo, attraverso la parola del profeta Isaia, Dio ricorda al suo popolo che è disposto al perdono: «Tu mi hai dato molestia con i peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati». Dio stesso dunque ci libera da questo peso ulteriore, se siamo disposti a deporre ai suoi piedi il peso delle nostre colpe, per poter avere la perseveranza necessaria e la stanchezza non ci vinca troppo presto: leggerezza e perseveranza vanno di pari passo.

La seconda condizione, quella decisiva, è data dalla presenza del Signore Gesù che ci indica la direzione da seguire: «Tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento». Cosa significa in concreto tenere fisso lo sguardo su Gesù? Questo invito si può tradurre in diverse scelte, che rispondono tutte alla domanda: dove e come il Signore è presente nella vita di un credente? Pensiamo anzitutto alla vita sacramentale, alle diverse occasioni nella vita di una comunità cristiana, all’ascolto e alla meditazione della parola di Dio; pensiamo anche alle tante persone che nella nostra vita sono state e sono testimoni di fede, con la loro presenza e il loro esempio.

In particolare il Vangelo ce lo ricorda attraverso la figura di Giovanni Battista, primo testimone del Signore. Ma proprio il Signore Gesù rivendica il fatto che, oltre la figura di Giovanni, c’è qualcosa di più: «Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere... testimoniano di me che il Padre mi ha mandato». L’opera fondamentale è la Pasqua, la vittoria sulla morte, di cui il Signore è insieme portatore e testimone: «Viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata vivranno».

Ci resta però un’ultima domanda: quali opere stai compiendo oggi, Signore, nella nostra vita e nella vita della Chiesa? Quale direzione ci stanno indicando nella corsa della nostra fede?

Commento di don Marco Bove


12 settembre 2019

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