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venerdì 19 luglio 2019
 

Domenica 17 gennaio - II dopo l’Epifania

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (2,1-11)

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta e centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Dalla Parola alla vita

In questa domenica continua la spiegazione dell’Epifania. A Cana si manifesta la missione di Gesù. Il contesto è quello nuziale perché si svela che è Gesù il vero sposo che porta doni preziosi alla sua sposa.

1. L’inizio dei segni. Per capire il significato delle nozze di Cana è necessario partire dalla frase finale del testo evangelico: «Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù». Giovanni legge i miracoli compiuti da Gesù come «segni» che svelano la sua missione; i miracoli sono «segni» («sacramenti») perché svelano e, allo stesso tempo, nascondono. La nostra fede nasce dai segni che vediamo e sentiamo; la fiducia accordata ai segni ci porta a credere ciò che essi contengono. L’intera vita della Chiesa ha questa “struttura sacramentale”; la fede non si basa su rivelazioni o visioni private, ma sui segni visibili celebrati dalla Chiesa. La Chiesa stessa è segno dell’umanità di Gesù che continua a vivere in mezzo agli uomini. Questo segno è fragile e può sfigurarsi e perfino tradire, ma, nell’Eucaristia e nei sacramenti che essa genera, mantiene la sua forza e bellezza che non sarà mai superata, neppure dall’eroismo dei santi e dei martiri.

2. Sei giare di pietra. Questa precisazione di Giovanni sembra messa lì quasi per caso; in realtà nella Bibbia i numeri sono segni divini e non solo simboli matematici. Le «sei giare» indicano la fragilità umana che, da sola, non può raggiungere la salvezza: il sei infatti rappresenta l’imperfezione e nell’Apocalisse questo numero è inciso sulla fronte della bestia, che raffigura il sistema senza e contro Dio; questo sistema sarà sconfitto e, alla fine, distrutto da Gesù. Inoltre queste giare sono di «pietra» e richiamano il «cuore di pietra» di cui parla il profeta Ezechiele; questo cuore diventa «carne» perché, con la grazia offerta da Gesù, si compie la misericordia del Padre. Così il cuore dell’uomo conosce un cambiamento radicale: condannato a essere di pietra diventa, con la grazia, un cuore di carne, cioè un cuore pienamente salvato nella sua umanità.

3. Il vino buono. «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Per chi pensava che Dio avesse detto tutto con la Legge e i profeti, qui ci vien detto che Gesù è il vino migliore; con la sua venuta nel mondo la misericordia di Dio ha “rotto gli argini” portando ovunque e a tutti il suo perdono. Il «vino buono» è l’amore di Gesù che è cibo e bevanda per nutrire e dissetare gli uomini. Giovanni conclude il racconto con un’espressione significativa: «Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». Una conclusione tanto solenne fa capire l’importanza del simbolo dell’acqua mutata in vino. La manifestazione («epifania») della gloria di Gesù è la grazia donata agli uomini. Colui che abbiamo appena visto nascere a Betlemme lo vedremo morire sulla croce a Gerusalemme: questa è la sua gloria, cioè la sua appassionata misericordia per l’uomo vivente.

Commento di don Luigi Galli


17 gennaio 2016

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