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venerdì 19 luglio 2019
 

Domenica 17 maggio - VII DI PASQUA

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (17, 11-19)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.

Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Dalla Parola alla vita

Nel rito ambrosiano si celebra la festa dell’Ascensione il giovedì; per questo la domenica di oggi è la prima dopo l’Ascensione. Il Vangelo porta il segno di questa collocazione liturgica; dice, infatti, Gesù: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te». È una preghiera di addio: con l’Ascensione di Gesù al cielo è finito il tempo limitato nel quale gli  apostoli e molti discepoli hanno fatto l’esperienza del Risorto.

La nostra esperienza è diversa: di questo periodo straordinario conserviamo solo le testimonianze. Cosa succede ora che Gesù non si manifesta più sulla terra, perché è salito al cielo? La risposta a questa domanda sarà piena solo domenica prossima con la festa della Pentecoste, ma già il Vangelo di oggi ci suggerisce alcuni modi con i quali Gesù è presente e vivo in mezzo a noi.

Il primo è la sua preghiera. Gesù prega il Padre per noi e ripete questa preghiera commovente: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi». Gesù ci affida alla custodia del Padre e questa custodia ha come effetto l’unità dei credenti. Forse questa preghiera non è stata ascoltata? I cristiani sono divisi tra loro in un modo che appare insuperabile; ma  la preghiera di Gesù porta frutto per tutti coloro che la accolgono. Fidandosi di Gesù, per i cristiani è possibile volersi bene; se questo non avviene è perché non accogliamo la preghiera di Gesù e facciamo di testa nostra.

Il secondo è la consacrazione. «Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità». Questo linguaggio di Gesù per noi non è usuale e va chiarito. La consacrazione è quella battesimale e quindi ogni cristiano è un “consacrato”, cioè vive una particolarissima e indistruttibile intimità con Dio; questa intimità non va conquistata con fatica, ma contemplata e vissuta con riconoscenza. Gesù aggiunge «consacrati nella verità»; questa espressione si riferisce alla verità che Gesù è venuto ad annunciare e cioè che l’amore misericordioso del Padre è senza confini.

Dunque Gesù ci dice: io resto con voi perché siete entrati nel cuore della vita di Dio; ormai sapete quello che c’è da sapere: Il Padre vi ama di un amore tenerissimo e incondizionato. Siete tutti custoditi e consacrati da questo amore.

Il terzo è la gioia piena. «Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia». Il Vangelo è con noi, cioè la nostra vita è avvolta da una bella e grande promessa di cui Gesù si fa garante: la vita con lui dona la possibilità di essere buoni e rende immortali. Gesù vive in mezzo a noi, donandoci la «sua gioia».

Dovrei chiedermi se la gioia che cerco è quella di Gesù oppure se sono così distratto da vedere solo la “gioia del mondo”, che non è una brutta cosa, ma che non può essere neppure paragonata con la gioia piena portata da Gesù.

Commento di don Luigi Galli


14 maggio 2015

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