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venerdì 19 luglio 2019
 

Domenica 20 settembre - IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (6, 41-51)

In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Dalla Parola alla vita

È noto che il Vangelo di Giovanni, ultimo a essere messo per iscritto, parla dell’Eucaristia attraverso il discorso di Gesù nella Sinagoga di Cafarnao. Oggi leggiamo una parte di questo “discorso”. Sono distinguibili tre passaggi.

1. Chi è costui? Lo svelamento del mistero del sacrificio di Gesù parte da una domanda: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». I Giudei, credenti e osservanti, pensavano di avere l’esclusiva della figliolanza divina e si opponevano a uno sconosciuto che pretendeva di essere più grande di loro. Noi non siamo come i Giudei, ma spesso abbiamo una superbia sufficiente per mettere in imbarazzo la nostra fede: «Possibile che io debba aspettarmi dal “cielo” la salvezza? È possibile che la salvezza giunga a me in modo così “semplice e inoffensivo” come un pezzo di pane?». Le domande e i dubbi dei Giudei rivivono nelle nostre fatiche nell’accettare che la Croce di Gesù possa restare viva, reale ed efficace in un rito ripetitivo e monotono come quello eucaristico.

2. Chi crede ha la vita eterna. Gesù risponde agli interrogativi dei Giudei e nostri annunciando il senso della sua missione: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (...). Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me (... ). In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna». Questa è l’affermazione centrale. La vita eterna non è il risultato o il premio di una iniziativa umana, ma germoglia per la fede; dalla fede, poi, viene la possibilità di condurre una “vita buona”.  Questo percorso è importante ma non è scontato; molti ritengono di poter fare un percorso inverso e cioè di “salire fino a Dio” attraverso l’ascesi di una vita rispettosa delle norme e carica di opere buone. Gesù dice che la vita, quella eterna, viene dall’alto: per grazia. La fede è definita nella sua essenza: ascoltare l’annuncio di Gesù, accogliere la sua persona come rivelazione piena e definitiva dell’amore del Padre, abbandonarsi alla “nuova vita”, germe eterno e divino che la fede semina nell’anima e che vivrà per sempre.

3. Il Pane che dà la vita. Il germe della fede è vitale, anzi è la vita stessa; e la vita, per crescere, ha bisogno di nutrimento. Noi sappiamo che il nutrimento della fede è l’amore che Gesù ha per noi; sappiamo anche che il luogo e la fonte di questo amore è l’Eucaristia celebrata dalla Sposa. Per questo, «se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Dobbiamo riflettere seriamente sul senso della celebrazione eucaristica: da lì nasce la Chiesa e in essa è resa possibile la professione della fede. Molti cristiani si nutrono sacramentalmente della Comunione; ma tutti i cristiani vivono la fede nell’atto dell’attiva partecipazione all’Eucaristia. Questo concetto andrebbe ben altrimenti sviluppato, ma deve crescere in noi la consapevolezza che «l’Eucaristia è tutto per noi».


17 settembre 2015

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