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lunedì 14 ottobre 2019
 

Domenica 22 maggio - Santissima Trinità


Lettura del Vangelo secondo Giovanni (14,21-26)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».


Dalla Parola alla vita

La festività di oggi può apparire un po’ strana: la Trinità santissima, cioè l’unità che lega il Padre, il Figlio e lo Spirito, non è un “mistero in più” rispetto a quelli che la liturgia ha celebrato finora. Ogni Eucaristia è “fatta” dalla Trinità: il Padre accoglie il sacrificio del Figlio e dei figli adottivi, lo Spirito consacra il pane e il vino, Gesù, Verbo incarnato, è vittima, altare e sacerdote. Cerchiamo allora il senso di questa festa.

1. La Chiesa è commossa e stupefatta. Con la celebrazione della Pentecoste la Sposa si è sentita rinvigorita dall’amore dello Sposo. Questa gioia esplode nel ringraziamento. Fare festa alla Trinità significa, prima di tutto, ringraziare per la gioia di aver visto, dal Natale alla Pentecoste, le azioni che nascono dal cuore amoroso di Dio, che è comunione di persone. Dio non è freddo: è un fuoco incandescente ed eterno; l’amore divino è persona (lo Spirito) e l’amore “lega” il Padre al Figlio e il Figlio al Padre. La Chiesa contempla e si commuove. La presentazione del mistero trinitario a volte patisce l’astrattezza di una visione intellettualistica; invece dobbiamo celebrare la festa della Trinità, poiché la Trinità ci fa conoscere un Dio che è bello perché è amore e relazione di persone.

2. «Prenderemo dimora presso di te». Nel giorno del nostro Battesimo lo Spirito ha preso possesso per sempre del nostro corpo e della nostra vita. Ma dove c’è lo Spirito, c’è anche il Padre e il Figlio. Oggi, non sembri strano, è anche la festa del nostro corpo, che è il luogo in cui ha preso dimora la Trinità. Questo corpo non diventerà mai una “casa deserta”: la Trinità lo ricostruirà dopo la morte… per avere una casa dove abitare. Il cammino spirituale del cristiano consiste nel fare memoria di quello che è già. La nostra fede non è una meta da raggiungere con un insieme di pratiche, ma è la gioia continua di “inventarsi” una vita che non dimentichi di essere il luogo in cui Dio-Trinità si compiace di abitare. Quando si perde di vista l’azione dello Spirito (cioè della grazia), la vita cristiana diventa solo la fatica (e la noia) del rispetto di regole e di “cose da fare”, e non la gioia di un mistero dolcissimo in cui stare immersi.

3. La Chiesa, sposa di Gesù, vive in noi. La Chiesa, che nasce ogni giorno dall’Eucaristia, è il corpo di Cristo: come Eva dal costato di Adamo, così la Chiesa-sposa nasce dal costato di Gesù. Ciò è operato dallo Spirito; Gesù infatti chiede a noi di amarci come lui ci ha amati. Per noi è impossibile, ma è possibile alla Trinità. La Trinità compie in noi quello che non sappiamo fare: l’amore tra i fratelli e le sorelle è possibile perché nel Battesimo la Trinità è “entrata in noi”. Il Padre ci ama (è l’origine e il “progettista”), Gesù manifesta in croce questo amore ( è il “disegno”), lo Spirito lo realizza in noi (è il “capomastro”), la Chiesa ha il compito di viverlo (è la “costruzione” storica). In concreto: quando ci vogliamo bene tra battezzati, nasce la Chiesa in noi e questo è frutto dell’azione delle tre divine persone.

Commento di don Luigi Galli


19 maggio 2016

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