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sabato 20 luglio 2019
 

Domenica 22 novembre - II di Avvento

Lettura del Vangelo secondo Marco (1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaia:

Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:

egli preparerà la tua via.

Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri,

vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Dalla Parola alla vita

In questa seconda domenica di Avvento ci vien detto che c’è un messaggero che prepara la strada: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via». L’incontro con Gesù a Natale che compirà l’attesa va preparato: e questa preparazione è l’attesa stessa;  nella predicazione del «messaggero» c’è la risposta alle nostre domande.

1. La conversione del cuore. «Giovanni battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati».  La conversione significa rivolgere (“convertire”) la libertà e lo sguardo verso colui che stiamo aspettando. Sappiamo che stiamo aspettando il Natale, ma l’attesa del Natale che vediamo agitarsi attorno a noi non ha nulla a che fare con il Natale di Gesù. È necessario perciò lasciarsi interrogare dalla liturgia: perché aspetti Gesù? Cosa farà per te? E cosa ti porterà che tu non abbia già e che non possa avere se non da lui? Sono domande forti e importanti; ognuno deve rispondere nel suo cuore, rinnovando il proposito del silenzio e della preghiera; sono il modo migliore per far spazio all’attesa, con lo stesso realismo di chi aspetta un bimbo.

2. Il più forte. «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali».  Gesù è il più forte: perché? Gesù è il Messia atteso dalle genti; è forte e grande per quello che è e per quello che fa: rende presente Dio nel mondo e viene non per giudicare, ma per salvare. È decisivo, perciò, aprire mente e cuore alla rivelazione e alla salvezza che riempiranno di significato ogni mia giornata. Il Natale che aspettiamo è quello della fede: senza il desiderio di Dio e senza il bisogno di salvezza il Natale avrebbe un senso totalmente diverso da quello cristiano. Gesù viene per portarci il perdono del Padre e dunque è necessario aver coscienza della bellezza e della gioia che porta questo perdono. Vivere l’Avvento significa mettere al centro delle nostre giornate il desiderio di Dio e la gioia del suo perdono.

3. Il nostro compagno di viaggio. «Io vi battezzo con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».  Sorge una perplessità: «Ho vissuto tante volte il Natale e la vita è rimasta quella di prima». Questa osservazione mette l’accento su un punto centrale: bisogna scoprire il vero protagonista del Natale. Colui che rende reali e vivi i misteri celebrati nella liturgia è lo Spirito Santo; senza Spirito Santo il Natale è una simpatica leggenda per bambini. Molti lo pensano e lo vivono così. È lo Spirito Santo che agisce e trasforma la vita; nel mio Natale non succederà nulla se non mi affido al Natale di Gesù che entra nella realtà di questo mondo per opera dello Spirito Santo. Senza lo Spirito Santo ogni realtà cristiana (liturgia, Chiesa, sacramenti, Natale e Pasqua…) diventa un imbroglio e un insieme di vuote parole.

Attesa, di desiderio e di perdono: sono cose che sono di “competenza” dello Spirito Santo. Invochiamolo ogni giorno… e sarà un vero e bel Natale.


18 novembre 2015

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