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mercoledì 17 luglio 2019
 

Domenica 24 aprile - V di Pasqua

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (13,31b-35)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Dalla Parola alla vita

La parole del Vangelo furono scritte dopo la discesa dello Spirito Santo; così il Vangelo di oggi ci permette di leggere in profondità il mistero della Pasqua di Gesù.

1. Il Figlio dell’uomo è stato glorificato. Il termine «gloria» è molto importante nel Vangelo di Giovanni e ha un significato preciso: la gloria di Dio è la rivelazione, nella croce di Gesù, del suo disegno di amore per gli uomini. Essa si svela nel perdono del peccatore, perché rende evidente la misericordia di Dio. Dio è glorioso per ciò che ha fatto per ciascuno di noi; non dobbiamo pensare che tocchi a noi rendere gloria a Dio: egli non vuole nulla da noi se non lo stupore e il riconoscimento della bellezza sfolgorante del gesto di Gesù che, in croce, ha svelato quanto Dio ci ama. Il Padre, chiedendo a Gesù di salire sulla croce al nostro posto, non poteva farci un dono più bello; neppure la grandezza infinita della creazione è bella come l’amore che esce dal cuore di Gesù crocifisso.

2. Ancora per poco sono con voi. Con queste parole Gesù annuncia il suo ritorno al Padre, quello che noi chiamiamo «ascensione». I discepoli, dopo la Pentecoste, hanno fatto esperienze straordinarie, che hanno dato loro la certezza della risurrezione di Gesù. Insieme a lui hanno potuto rileggere la passione e capire perché il Figlio dell’uomo «doveva morire». Tra poco la liturgia ci inviterà ad accogliere la grazia che sarà donata da Gesù che ritorna al Padre. La liturgia del tempo pasquale è un continuo inno di gioia per la speranza gloriosa che il Risorto accende in noi. «Ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Ma allora cosa ci resta della risurrezione di Gesù se non ci porta con lui? Gesù non ci porta con lui, ma ci promette lo Spirito che avrà il compito di farci come lui. Questo sarà possibile attraverso l’obbedienza all’unico comandamento che, ormai, può rispecchiare la croce: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». In questo modo il ritorno di Gesù al Padre coincide con l’inizio del cammino della Chiesa.

3. Un comandamento nuovo. Con questo comandamento nasce la Chiesa nel cuore dei discepoli di Gesù e nasce perché i discepoli debbono amare come ha amato Gesù. Impresa impossibile; ma nulla è impossibile a Dio che, con Gesù risorto, manderà lo Spirito d’amore per rendere possibile ciò che altrimenti sarebbe folle e impraticabile. Amare come Gesù infatti significa amare stando in croce. Per questo sappiamo che la Chiesa nasce dall’Eucaristia (cioè dalla croce). La Chiesa è il «corpo di Cristo» che vive nella storia ed è riconoscibile come Chiesa solo dall’amore che i cristiani vivono tra loro. Meno scorie non evangeliche (o addirittura anti-evangeliche) ci sono, più facile sarà per il mondo riconoscere la Chiesa. Noi cristiani abbiamo una carità urgente da fare al mondo: offrire l’opportunità di riconoscere la Chiesa. Se il mondo la riconoscesse (cioè se i cristiani si amassero tra loro), tutti gli uomini potrebbero, se lo volessero, incontrare l’amore di Dio.

Commento di don Luigi Galli


21 aprile 2016

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