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martedì 23 luglio 2019
 

Domenica 27 dicembre - San Giovanni apostolo ed evangelista

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (21,19c-24)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Pietro: «Seguimi». Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.

 Dalla Parola alla vita

Siamo nell’ottava del Natale. La liturgia non riesce a celebrare il mistero della nascita di Gesù in un sol giorno; ecco allora che lo sguardo si allarga e contempla il mistero del Natale nei santi che da vicino hanno seguito Gesù. La figura di oggi è quella dell’evangelista Giovanni. Il Vangelo di questa domenica ce lo presenta come il testimone che ha ascoltato e visto Gesù e lo «annuncia a noi perché la nostra comunione con il mistero del Verbo incarnato sia piena» (I lettura).

1. La scena del mare. Immaginiamo la scena che si svolge sulla spiaggia del mare di Tiberiade. Siamo alla pagina finale del Vangelo di Giovanni: Gesù risorto, apparso ai discepoli, mangia il pane e i pesci pescati dagli apostoli. Gesù per tre volte interroga Pietro («Mi ami?») e gli affida la Chiesa («Pasci le mie pecore»), annunciandogli che sarebbe morto martire. Subito dopo Gesù invita Pietro e Giovanni a seguirlo.

2. «Seguimi». Gesù invita Pietro a seguirlo; sappiamo, dal contesto appena citato, che la sequela a cui allude Gesù è quella della croce. Anche per ciascuno di noi, se riconosciamo Dio nel bimbo di Betlemme, inizia con lui il percorso fino al Calvario. Gesù ci invita a seguirlo e ci dice che il Natale è solo l’inizio della vita cristiana: esso non si ferma alla commozione per la sua nascita ma prosegue con la fedeltà quotidiana alla sua Parola. Gesù ha chiesto a Pietro di «lasciarsi legare i fianchi»; questa è la cintura della carità che, da Betlemme, avvolge tutta la nostra vita. Così Gesù chiede al «discepolo che lo ama»  di costruire con una unità totale, come quella che esiste tra la vite e i tralci.

3. «Tu seguimi!». «Pietro dunque, come vide Giovanni, disse a Gesù: “Signore, che cosa sarà di lui?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi”». È l’imperativo della sequela, ripetuto per la seconda volta. Pietro è distratto e curioso sul destino degli altri; Gesù non risponde alla domanda di Pietro e lo richiama a seguirlo senza tentennamenti e distrazioni. Sono passati pochi giorni dalla sua celebrazione e noi rischiamo di esserci già scordati del Natale. Gesù mi dice: «Attento che il Natale, quello vero che sta nel tuo cuore, continua ogni giorno».

4. La testimonianza. «Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera». Siamo nell’anno del Giubileo: ogni cristiano è invitato a prendere molto sul serio la fede a partire dall’ascolto della Parola. La fede nell’incarnazione del Verbo-Parola ci dice che la Scrittura va amata, conosciuta e pregata ogni giorno. Vale la pena di trascrivere il versetto successivo a quello proclamato nella liturgia di oggi; è il finale del Vangelo di Giovanni e l’inizio del Vangelo secondo... ognuno metta il suo nome. «Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere».

Commento di don Luigi Galli


26 dicembre 2015

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