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sabato 20 luglio 2019
 

Domenica 28 agosto - Che precede il martirio di san Giovanni il Precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (18,1-10)

In quel tempo. I discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!
Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».


Dalla Parola alla vita

Il brano di Vangelo si divide in due parti chiaramente distinte, ma unite dal bambino che Gesù mette nel mezzo; la prima riguarda il rapporto che deve esserci tra i discepoli di Gesù, la seconda riguarda gli scandali e la priorità da dare a Gesù per chi lo ama.

1. «Chi è più grande nel regno dei cieli?»
. Dobbiamo immaginare i discepoli di Gesù che si mettono a litigare per sapere chi fosse il più “forte” e quindi meritevole di stare accanto al Maestro. Gesù intuisce la tensione tra i suoi seguaci e ne approfitta per dire quali debbono essere i rapporti tra di loro. Pone nel mezzo un bambino e li invita alla piccolezza e alla semplicità. Non è una esortazione morale, ma è la rivelazione di uno stato di cose: per stare con Gesù (cioè «entrare nel regno») è necessario farsi piccoli come i bambini. La rivelazione di Gesù va capita bene: egli non elogia l’ingenuità o la dabbenaggine. Non dice infatti «se non restate bambini», ma: «se non diventerete come i bambini». È l’infanzia dell’umiltà e della piccolezza. Gesù esclude che i rapporti tra i suoi possano essere regolati dal potere dell’uno (il più forte) sull’altro (il più debole). Se c’è un «debole», tu devi essere come lui, anzi farti più piccolo di lui. Perché? È l’unico modo per fare lo stesso percorso che Gesù ha fatto per accogliere te.

2. «È inevitabile che vengano scandali». Qui i «piccoli» di cui si parla sono, più in generale, i discepoli. Lo scandalo è l’inciampo che si mette in mezzo e che fa cadere. Ciò che rende difficile stare con Gesù è pensare al potere e alla grandezza o fare preferenza di persone, escludendo i più deboli nella fede. Con immagini forti il Vangelo ci dice che è meglio restare senza potere (mani, occhi, piedi e gambe) piuttosto che stare fuori dal regno. La prospettiva non è morale, ma più profonda e vitale: riguarda infatti il modo di essere e non solo le singole azioni. Il cristiano pone in Gesù le sue radici. È la sequela che motiva l’agire del cristiano e non viceversa. Accogliere i «piccoli» nel nome di Gesù per i credenti significa impegnarsi a vi- vere, nella quotidianità, la comunione donata da Gesù.

3. «I loro angeli nei cieli vedono la faccia del Padre mio che è nei cieli». Nella tradizione religiosa dei tempi di Gesù gli angeli indicano la presenza amorosa di Dio: essi sono da lui incaricati di seguire e proteggere gli uomini. Qui si sta parlando della Chiesa e nella Chiesa sono i «piccoli» (cioè quelli che stanno ai margini) che hanno la protezione di Dio. I discepoli che stavano con Gesù pensavano di avere un compito solo sociale e quindi si ponevano il problema del potere; in realtà Gesù li conduce verso un altro modo di stare insieme. Per entrare nel regno (cioè per stare con Gesù) dobbiamo imparare l’umiltà; solo essa infatti ci permette di seguire il cammino verso la croce. È dalla croce che nasce lo stile della comunità dei credenti: i piccoli non hanno paura di seguire la strada che Gesù indica loro; essi non pretendono nulla per sé, ma mettono la gloria nel poter stare con il loro Signore.

 Commento di don Luigi Galli


25 agosto 2016

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