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venerdì 19 luglio 2019
 

Domenica 29 novembre - III di Avvento

Lettura del Vangelo secondo Luca (7,18-28)

In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero,

davanti a te egli preparerà la tua via.

Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.

 

Dalla Parola alla vita

Nel Vangelo di questa domenica dobbiamo fare attenzione ai verbi. Alla domanda dei discepoli di Giovanni, Gesù risponde: «Andate e riferite a Giovanni quello che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona novella». Il verbo «vedere» ritorna anche alla fine del brano: «Che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta». «Vedere» e «udire» sono i verbi della fede, ma ciascuno di noi cosa ha visto e udito? Il Vangelo di oggi ci lascia intravedere una risposta.

1. Gli occhi e le orecchie della fede. Vedere, toccare, misurare, documentare… sono azioni per poter dire se una cosa è reale o frutto di fantasia. Ma le verità della fede sfuggono a tutte queste azioni; allora come possiamo dire che la fede nasce dal vedere e dall’ascoltare?

Ciò che del cristianesimo scandalizza non solo i non credenti ma anche le altre religioni è il mistero dell’incarnazione. Dire che “quest’uomo” è Dio è scandaloso e inconcepibile. La nostra ragione arriva a riconoscere che alcuni uomini sono particolarmente vicini a Dio e che essi sono in grado di parlare di lui in modo straordinario; ma nessuno pensa che «questo uomo è Dio» e che «Dio è questo uomo». Ma il mistero del Natale proprio questo ci dice. Se Dio nasce, piange, gioisce, respira, suda e ride come uomo, può essere ancora Dio? La risposta della fede è chiara: Dio si può vedere e ascoltare perché si è fatto carne umana. È un mistero sbalorditivo. La nostra fede non nasce da una visione estatica, da un percorso ascetico, da un’intuizione religiosa straordinaria ma da Dio che in Gesù si fa storia e nasce bambino, cresce a Nazaret, muore e risorge a Gerusalemme. La fede inizia nel momento in cui ci si fida del Vangelo che ci parla delle parole e dei gesti di Gesù il Nazareno.

2. Il più piccolo nel regno di Dio. La frase di Gesù è strana: prima loda Giovanni Battista come il «più grande fra i nati da donna», aggiungendo subito che «il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui».  Qui Gesù svela il segreto del regno di Dio; in questo regno si entra con la fede, cioè diventando discepoli di Gesù; il termine «piccoli» infatti non indica i bambini ma i discepoli. Chi segue Gesù è più «grande» di colui (Giovanni Battista) che ne ha annunciato la venuta.

Stiamo preparandoci al Natale; attorno a noi le ansie, le preoccupazioni e le distrazioni piovono a migliaia e rischiano di farci perdere il contatto con il mistero. Oggi ci viene ricordato che noi, “piccoli di Gesù”, possiamo e dobbiamo rileggere ogni evento alla luce dell’umanità di Dio. Il nostro compito non è diverso da quello del Battista; anche noi siamo profeti di Gesù perché la grazia del Nazareno da “piccoli” discepoli ci rende capaci di grandi profezie; e tutti sappiamo quanto sia necessaria una profezia di fiducia e di speranza. Nessuno può dire: «Io non sono capace», perché proprio ai “piccoli” sono stati svelati i segreti del regno.


25 novembre 2015

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