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mercoledì 17 luglio 2019
 

Domenica 4 ottobre - VI Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (20,1-16)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Dalla Parola alla vita

Per comprendere appieno questa parabola può essere utile vedere in quale contesto Matteo la colloca: tra la promessa che Gesù fa a quelli che hanno lasciato tutto per seguirlo e il terzo annuncio della passione. Così la parabola si arricchisce di significato: non parla delle diverse chiamate agli operai, piuttosto svela il modo di procedere del Padre. Sappiamo che le parabole sono scritte all’insegna dell’esagerazione : quella degli operai dell’ultima ora, per certi aspetti, è la più sconcertante perché svela il mistero dell’agire di Dio, portandoci al cuore della sua azione.

1. Un contratto “segreto”. Agli operai della prima ora il padrone offre un contratto regolare: «Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna». Con gli altri operai non pattuisce una paga, ma dice: «Quello che è giusto ve lo darò». Ecco la prima sorpresa dell’agire di Dio: si rivela come giusto e subito gli operai, pensando alla maniera umana, avranno iniziato a fare i conti delle ore lavorate. Spesso anche noi facciamo lo stesso con Dio come se egli non ci avesse regalato Gesù. Pensiamo che al nostro agire debba corrispondere una “paga giusta”, ma concepiamo la giustizia con una visione umana senza guardare alla croce di Gesù, spettacolo dell’amore incondizionato del Padre.

2. «Quando fu sera». «Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». Sappiamo che tutti gli operai della parabola ricevono la stessa paga. La cosa è sconcertante perché non rispecchia la più ovvia regola di giustizia: ognuno ha diritto di essere pagato per il lavoro che ha fatto. «Quando fu sera»: forse nella parabola indica l’ora di Gesù; con Gesù infatti si “chiude” una storia e ne inizia un’altra: cessa la legge e inizia la grazia. In realtà l’amore di Dio è uno solo e sempre lo stesso, ma con la croce di Gesù diventa definitivamente chiaro che il Padre non agisce secondo la giustizia distributiva (a tutti ciò che è giusto) e neppure secondo la giustizia retributiva (a ciascuno secondo i propri meriti). Giunta la sera, cioè giunto lo svelamento della verità, Dio rivela che nel suo cuore abita solo la giustizia salvifica, cioè il perdono che rende giusti coloro che non potrebbero mai esserlo del tutto.

3. «Amico io non ti faccio torto». Di fronte a questo agire di Dio lo sconcerto è grande e quindi si cerca di correre ai ripari perché non ci siamo fraintendimenti: Dio è certamente misericordioso, ma – attenzione – è anche giusto. Questo è vero: ognuno entra nello specchio della misericordia di Dio con la sua libertà. «Amico io non ti faccio tordo… prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te… Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?».  In questa frase c’è tutta la grandezza della misericordia del Padre e la bellezza del cristianesimo. Per essere certi di entrare nella misericordia è necessario avere la gioia del Vangelo e cercare sempre l’ultimo posto. Stando lì si è certi di essere subito notati da Dio e perdonati, cioè resi giusti.


01 ottobre 2015

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