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sabato 20 luglio 2019
 

Domenica 4 settembre - I domenica dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (4,12-17)

In quel tempo. Quando il Signore Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».


Dalla Parola alla vita

Matteo, come l’evangelista Marco, fa iniziare il ministero di Gesù in Galilea dopo il martirio di Giovanni Battista. Gesù si sposta da Nàzaret perché anche per lui la situazione si è fatta insicura. La lettura che Matteo fa di questo episodio è teologica: Gesù è presentato come colui che invera la profezia di Isaia. Egli è luce che brilla nel buio e nella paura; Cafarnao era una cittadina dove c’era un popolo composito (non solo Ebrei) che aspettava la salvezza. Nel descrivere una semplice circostanza, questa pagina di Vangelo dà il “la” a tutta la vita pubblica di Gesù in Galilea. 

1. «Gesù andò ad abitare a Cafàrnao». Gesù abbandona il silenzio e il nascondimento di Nàzaret e inizia il suo ministero pubblico; finisce così il più grande mistero dell’abbassamento del Verbo (la vita quotidiana in un paese isolato e insignificante) e inizia il mistero dell’annuncio della “bella notizia”. È significativo il fatto che questo ministero abbia inizio dopo il martirio del Precursore; ciò non è senza significato per noi: il martirio e il nascondimento della mia vita permettono a Gesù di emergere. Nel mondo contemporaneo la testimonianza (“martirio”) che ci viene richiesta non è, innanzitutto, quella del sangue (che per altro non si può escludere, dal momento che non ci sono mai stati tanti martiri come oggi), ma è quella forte e decisa del Vangelo vissuto nella sua radicale interezza. Il tempo dei cristiani “a mezzo servizio” è finito. 

2. «Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce». Questa citazione di Isaia non è cosa da poco. Essa ci permette di sottolineare ciò che, per il vivere cristiano di oggi, è decisivo e di somma importanza: Gesù annuncia il suo Vangelo in un contesto composito e variegato (la Galilea delle genti). L’accento è posto sull’universalità del messaggio: nessuno è escluso dal Vangelo; Gesù, ebreo, si rivolge anche ai non circoncisi. Con questo egli rompe una visione classica nell’ebraismo. Gesù rende vera la profezia di Giona; questi però fuggiva non desiderando che l’annuncio della misericordia arrivasse a tutti; Gesù invece porta luce nel buio di tutti. Siamo più simili a Gesù oppure facciamo come Giona, profeta in fuga?

3. «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». L’accento va posto sulla seconda parte della frase; il testo originale orienta verso una traduzione che suona press’a poco così: «il regno dei cieli si è fatto vicino e vicino rimane». Il Signore bussa alla nostra porta e continua a bussare. La vicinanza del regno, cioè di Gesù che porta la liberazione dal male e dalla morte, deve orientare tutta la nostra vita. Infatti questo annuncio arriva a noi, oggi, con la stessa novità e forza di quando è risuonato sulle rive del lago di Tiberiade. Credo che ritrovare la gioia e la novità sorprendenti dell’arrivo del Vangelo sia il requisito previo per la richiesta iniziale: «Convertitevi», cioè affidatevi alla potenza di Dio e del Vangelo. Che Dio ci aiuti a fidarci della forza del Vangelo: non abbiamo alternativa.

Commento di don Luigi Galli



01 settembre 2016

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