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lunedì 14 ottobre 2019
 

Domenica 5 giugno - III dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (1,20b-24b).

In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.


Dalla Parola alla vita


Nei Vangeli la figura di Giuseppe appare molto defilata (non dice neppure una parola); per questo si è arricchita di leggende nei Vangeli apocrifi e di molta pietà popolare in Occidente. Perciò Giuseppe viene presentato di solito come un buon lavoratore… vicino alla pensione, e come patrono dei moribondi. In realtà Giuseppe occupa un posto importante nella storia della salvezza e quindi anche nel nostro cammino di fede.

1. «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore». Nella Bibbia il sogno non rappresenta il momento del riposo, ma indica il momento del contatto con il mistero. Giuseppe è un uomo giusto, cioè un uomo che ascolta quello che Dio gli dice ed è pronto a fare la sua volontà. È da notare che in questo caso la volontà di Dio ha dell’incredibile; a Giuseppe viene svelato il mistero nascosto nei secoli; Dio ama il suo popolo e sovverte ogni ordine: da quello divino (Dio diventa uomo) a quello naturale (la sua sposa aspetta un figlio che viene da Dio). La fede di Giuseppe è straordinaria: come quella di Abramo, Giuseppe, nella sua esperienza di Dio, ha toccato i vertici della mistica: si comprende così la sua obbedienza. Nel nostro mondo, segnato da una mentalità positiva che vuole prove concrete e non “sogni”, la nostra fede deve camminare con quella di Giuseppe. Il nostro contatto con Dio deve essere intriso di preghiera contemplativa, di paziente ascolto della Parola e di quotidiano esercizio di abbandono a lui.

2. «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa». La fede di Giuseppe innerva la sua esperienza di uomo innamorato. Noi temiamo di parlare in questo modo, eppure il Vangelo è chiaro: Maria era la sposa promessa di Giuseppe. Questi stava vivendo una bella storia d’amore con una giovane ragazza. In questo momento così bello della sua vita, Dio chiede a Giuseppe l’offerta della sua storia d’amore con Maria perché ne ha bisogno per «salvare il suo popolo dai suoi peccati». Questo giovane uomo, semplice e umile, si trova – come Maria – a dover cambiare la propria vita per un progetto che sconvolge tutto ciò che aveva desiderato e pensato fino ad allora. È il momento in cui la fede non urta la ragione, ma la sorpassa. Giuseppe ha creduto all’angelo che gli è apparso in sogno; non sappiamo quale esperienza racchiudano queste parole, ma è certo che mettono Giuseppe nel numero dei padri della fede: Noè, Abramo, Mosè… gli apostoli, la stessa Maria. Allo stesso modo ciascuno di noi si è trovato (e si troverà) a vivere, a modo suo, l’esperienza di Giuseppe; ma lo Spirito Santo ci assisterà come buon “avvocato” perché possiamo, come Giuseppe, vivere per la giustizia della fede. Tutto avvenne allora e avviene ancor oggi perché si compia la profezia che accompagnerà fino alla fine la storia degli uomini e cioè che il nostro Dio è l’Emmanuele, il «Dio con noi». Nella fede Giuseppe questo l’ha visto e di questo ha vissuto; lo stesso è possibile a ogni battezzato che segue la voce dello Spirito.

Commento di don Luigi Galli


02 giugno 2016

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