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martedì 15 ottobre 2019
 

Domenica 5 luglio - VI dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (11,27-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

Dalla Parola alla vita

Non si capisce perché il brano parta del verso 27. È bene trascriverlo per intero se no si rischia di non capirne il senso: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Matteo 11,25-26). è un brano sorprendente, una specie di “spezzone incandescente” caduto nel Vangelo, che ci lascia intravedere qualcosa della preghiera di Gesù e del suo intimo rapporto con il Padre.

Siamo di fronte a un inno di lode, a una preghiera che come tale va vista e capita. Gesù ringrazia il Padre. Innanzitutto fa notare che il Padre rivela una cosa meravigliosa e imprevedibile: Lui vuole far coincidere gli opposti. La sapienza non è dei dotti ma dei «piccoli» (che sono i discepoli, non i bambini). è il principio cristiano della sproporzione: Dio si serve di ciò che è piccolo per fare le cose grandi; si serve di ciò che viene buttato (“la pietra scartata”) per costruire grandi “cattedrali”. Il giogo che Gesù impone è dolce e il peso è leggero. Tutto ciò è meraviglioso, cioè suscita stupore, gioia, sorpresa per la bellezza di ciò che uno non si aspetta. Togliere la meraviglia dal cristianesimo è un delitto contro il cristianesimo; la fede non è un insieme di norme statiche e di doveri pesanti, ma è libertà nello Spirito, che sottrae l’uomo alla noiosità del male e del peccato per portarlo in alto verso luoghi inesplorati.

Poi dice che la pienezza dei segreti di Dio è Gesù: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». Gesù è il compimento della rivelazione di Dio; non c’è nessuno come il Figlio e nulla può offuscare la rivelazione che Gesù fa del Padre. Credere in Dio non è sufficiente per dirsi cristiani: i cristiani credono che Dio è il Padre di Gesù. Gesù, poi, dona a tutti i discepoli la pienezza ricevuta dal Padre. Il Vangelo è “pienezza di vita” e di gioia e non vincolo che impone leggi e sacrifici: Dio non vuole nulla da noi perché è da sempre “impegnato” a darci ogni cosa in Gesù. Questo è il motivo della leggerezza del cristianesimo ed è per questo che l’annuncio del Vangelo porta la gioia di vivere. Un Vangelo senza gioia è un Vangelo morto.

Infine c’è la promessa di Gesù: «Troverete ristoro per la vostra vita». La realtà appare diversa: ai discepoli di Gesù non è risparmiato nulla di ciò che la vita riserva agli uomini. Dov’è, allora, il “ristoro” promesso da Gesù?

È lo Spirito Santo: Gesù lo dona perché noi possiamo avere la certezza che Dio abita in noi. La serenità e la mitezza che dovrebbero caratterizzare ogni cristiano nascono dal «dolce ospite dell’anima» che Gesù ha mandato e continua a mandare dalla Croce.

Lo Spirito consolatore certifica che tutto coopera al bene per coloro che sono nel cuore di Dio e quindi hanno Dio nel cuore.


02 luglio 2015

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