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giovedì 21 marzo 2019
 

Domenica 6 gennaio - Epifania del Signore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (2,1-12)

In quel tempo. Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, / non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: / da te infatti uscirà un capo / che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
   

Dalla Parola alla vita

Per una fortunata coincidenza quest’anno l’Epifania del Signore cade in domenica, offrendoci la possibilità di celebrare una solennità così importante nel giorno del Signore. La tradizione lega questo giorno al ricordo della visita dei Magi, sapienti venuti da lontano che rappresentano le “genti lontane”, cioè tutti coloro per i quali il Signore è venuto in questo mondo. La sua salvezza è davvero universale, destinata ad ogni uomo.

Ma vale la pena di ricordare anche che, per i cristiani di rito ortodosso, l’Epifania coincide con la vigilia della nascita del Signore, cioè i cristiani Ortodossi oggi celebrano la grande vigilia del Natale. Questo collegamento ci aiuta a rimettere la festa di oggi nella luce giusta, perché la parola “epifania” significa “manifestazione”, rivelazione. Il Signore si è manifestato al mondo a cominciare dalla sua nascita, ma a partire da quel momento ci sono state molte altre manifestazioni della sua presenza e della sua identità. Non una, ma molte “epifanie” sono avvenute, e quella odierna è una delle diverse manifestazioni in cui il Signore ha rivelato qualcosa della sua identità e della sua divinità.

Potremmo dire, in un certo senso, che tutta la sua vita è stata una epifania, dalla sua nascita alla sua morte, anzi la sua passione è stata la manifestazione piena e definitiva della sua identità di Figlio di Dio, così come gli evangelisti ci ricordano. Sotto la croce il centurione romano che vede Gesù morire in quel modo, esclamerà: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!» (Marco 15,39). Possiamo dire che Gesù stesso è “epifania”, manifestazione del volto di Dio. Ricordiamo infatti quando l’apostolo Filippo chiede al Signore di mostrare loro il Padre e Gesù risponde: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre» (Giovanni 14,9).

Dunque dopo la sua nascita gli evangelisti ci raccontano questo primo episodio in cui alcuni sapienti venuti da oriente offrono al Signore dei doni particolari, con un significato simbolico: l’oro che manifesta la regalità di questo bambino, l’incenso per rivelarne l’identità sacerdotale e la mirra che richiama il suo sacrificio pasquale.

Ma negli antichi sapienti la tradizione cristiana ha visto anche la presenza di tutte le genti lontane, cioè la destinazione universale della nascita del Signore. La sua venuta al mondo è un dono per tutti, per chi riconosce in lui il Figlio di Dio e per chi lo continua a considerare solamente una delle grandi figure del passato o addirittura per chi semplicemente lo ignora. Da Dio nessuno è lontano e il Signore è venuto a cercare e a salvare davvero tutti. Lui non esclude nessuno e va a cercare ogni creatura. Siamo noi che spesso facciamo distinzioni e finiamo per escludere qualcuno. Se Dio si è fatto vicino ad ogni uomo allora nessuno sarà più “lontano”, le genti lontane sono diventate tutte “vicine”, perché nella sua nascita il Signore si è fatto vicino ad ogni uomo che viene in questo mondo.

Commento di don Marco Bove


03 gennaio 2019

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