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martedì 23 luglio 2019
 

Domenica 6 marzo - IV domenica di Quaresima (“del cieco”)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (9,1-38)

In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».

 

Dalla Parola alla vita

La domenica del cieco nato ci invita a riflettere sulla luce. Quando anticamente il Battesimo era celebrato nella notte di Pasqua, i battezzati venivano chiamati «illuminati»; nel linguaggio del Vangelo, e quindi in quello della fede, il tema della luce è fondamentale. La luce è Gesù: «Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Gesù è luce e gli «illuminati» diventano essi stessi luce. Vediamo come.

1. Tutto inizia con la grazia del Battesimo. «Gesù sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco». L’evangelista Giovanni ci dice che l’azione di Gesù ha un significato sacramentale: sta parlando del Battesimo. Questo è l’inizio della vita cristiana perché dona la grazia; e questo è dono libero di Dio. Il realismo con cui è descritta la guarigione del cieco ci dice che Dio interviene nella nostra vita con segni concreti; primi fra tutti i segni sacramentali. Questo fatto ha una grande importanza nel percorso di fede; ci dice, infatti, che Dio interviene nella storia concreta della mia vita: vedo e tocco, ascolto e parlo, mangio e leggo. All’origine della fede non c’è una rivelazione straordinaria, ma c’è un rito: un po’ d’acqua, olio, profumi, gesti con le dita. E la vita battesimale si nutre continuamente con altri gesti: il pane e il vino dell’Eucaristia, l’olio benedetto della consacrazione crismale, il segno di croce che sigilla il perdono dei peccati, l’amore umano offerto a Dio nel Matrimonio.

2. La libertà si mette in cammino. «Gesù gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe” – che significa Inviato». Gesù non si muove, resta fermo e manda. È il momento critico della fede: dopo i segni sacramentali pare che non succeda nulla; dopo la celebrazione eucaristica, per esempio, ho la sensazione che tutto sia come prima; il cieco è ancora tale e deve essere accompagnato alla piscina. In questi momenti la tentazione di pensare che la fede sia inutile è molto forte. In realtà questo passaggio difficile è indispensabile per la fede: per vedere gli “effetti” della fede devo muovermi e andare. È il tema della missione. Nell’Anno del Giubileo non basta pentirsi dei peccati, è necessario andare alla “piscina” e lavarsi. Gesù manda me e, finché non “vado in missione”, non lo posso vedere. Il cieco riacquista la vista e riconosce Gesù: «Quando Gesù lo trovò, gli disse: “ Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”». Solo quando la fede è missionaria ci può essere l’incontro con Gesù.

3. Consigliare i dubbiosi. La missione più grande è quella che spende preghiere, tempo, pazienza e mitezza per accompagnare le persone all’incontro con Gesù. Oggi è diventato faticoso e difficile parlare della fede. Tanti cristiani non osano chiedere spiegazioni, fare domande, esprimere i propri dubbi. Consigliare i dubbiosi è un modo straordinario di vivere la fraternità. Scopro di aver fede quando la testimonio.

Commento di don Luigi Galli


03 marzo 2016

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