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martedì 23 luglio 2019
 

Domenica 6 settembre -II domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (5, 37-47)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.

Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste.

E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Dalla Parola alla vita

È un discorso “duro” quello di questa domenica. Gesù si trova di fronte a coloro che non credono in lui e li rimprovera aspramente. Non si tratta di gente del popolo ma dei dottori della Legge, che conoscono bene le Scritture, ma non sopportano che Gesù faccia miracoli di sabato (guarigione del paralitico alla piscina probatica) e chiami Dio suo Padre.  L’accusa che Gesù rivolge loro è duplice: voi credete di conoscere le Scritture, ma in realtà non le conoscete perché l’amore di Dio non è in voi: «Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.  Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma io vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio».Queste parole Gesù, in qualche modo, le sta dicendo anche a noi.

Riprendiamo tre spunti da questo brano di Vangelo.

1. «La sua parola non rimane in voi». Gesù dice a scribi e farisei che essi avevano la possibilità di riconoscerlo come inviato dal Padre; anche Mosè ha parlato di lui, ma essi, pur conoscendo la Parola, non l’hanno accolta con fede. Anche per noi c’è lo stesso problema. La nostra formazione religiosa non mette a sufficienza l’accento sulla parola di Dio e quindi la Parola “evapora” appena ascoltata e non «rimane in noi». La Parola porta frutto solo se c’è l’abitudine a sostare con fede in essa, in modo che possa plasmare e trasformare il nostro pensiero e il nostro modo di vivere. È la Parola amata e pregata che ci permette di avere una vera vita di fede.

2. «Non avete in voi l’amore di Dio». Gli scribi sapevano la Scrittura a memoria, ma il loro cuore non era ardente dell’amore di Dio. Questo è un punto decisivo per la nostra fede: la conoscenza di Dio non può essere astratta, ma deve sempre essere frutto dell’amore. Chi ama rimane in Dio e sa cos’è la fede; chi non ama può anche sapere i contenuti della fede, ma l’amore di Dio, cioè lo Spirito Santo, non opera in lui. L’aridità spirituale può devastare la vita di fede; molte persone sanno tutto del cristianesimo, ma quando parlano non mostrano di essere innamorate di Gesù.

3. «Io non ricevo gloria dagli uomini». L’accusa che Gesù fa ai suoi interlocutori è che essi cercano di “piacersi” tra di loro, ma non cercano la gloria che viene da Dio: «Come potete credere, voi che cercate gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?». Cosa significa cercare la gloria che viene da Dio? Vuol dire essere pronti a riconoscere la sua volontà. I giudei erano distratti dalla gloria cercata per se stessi e per il potere e non riuscivano a vedere la gloria che viene dall’alto. Questa gloria, lo sappiamo, non indica solo lo splendore di Dio, ma è lo splendore di Dio che diventa manifesto nel suo amore incondizionato per gli uomini. La gloria di Dio non abbaglia e non ci opprime perché essa è la sua misericordia, manifestata in Gesù; questa gloria è la gioia degli uomini e la vedono solo gli umili e i poveri, cioè coloro che aspettano dall’alto gioia e salvezza.


04 settembre 2015

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